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Pubblicato il 14 Giu 2012
Francesco Recami

Perquisizione in casa Consonni

Sui fatti avvenuti nella casa di ringhiera la signorina Mattei-Ferri voleva, come al solito, saperne di più, e un giorno le si presentò una occasione ghiotta. Il signor Consonni le chiese un favore apparentemente semplice. Dato che stava aspettando un idraulico, e si sa, sugli orari degli idraulici, non c’è da farci troppo affidamento, egli le aveva chiesto se poteva lasciare le chiavi di casa a lei, e avvertire l’idraulico stesso che poteva ritirare le chiavi nel suo appartamento. Lui doveva uscire per un’oretta, ma non sapendo se gli fosse stato possibile tornare in tempo (dove sarà mai dovuto andare?) le chiedeva se all’idraulico gli apriva lei, bastava che gli consegnasse le chiavi, non si doveva scomodare.
Invece la signorina Mattei-Ferri si scomodò e come, non poteva perdere un’occasione così succulenta. Quando si presentò l’idraulico gli disse che lei non era autorizzata a consegnargli le chiavi, ma che lo avrebbe accompagnato nell’appartamento del Consonni, e avrebbe atteso che l’idraulico avesse finito il suo lavoro, a meno che nel frattempo il Consonni non fosse rientrato.
Così la Mattei ebbe l’opportunità di introdursi nell’appartamento di Consonni, e di scansionarlo da cima a fondo, con l’organo della vista. L’idraulico si mise al lavoro in bagno, doveva sostituire il «gruppo», vale a dire i rubinetti, della vasca da bagno. Chissà poi perché. Non funzionavano o non corrispondevano ai gusti di qualcuno? Cioè ai gusti di quella là? La Mattei-Ferri raccolse tutti i dati che poté. Il tavolo del Consonni era pieno di giornali. Gli articoli riguardavano il caso della Sfinge di Lentate sul Seveso, a cominciare dall’inizio, l’orribile ritrovamento del cadavere, fino ad arrivare alla conclusione del caso, con il coinvolgimento del Consonni, tutte cose che ormai sapeva e risapeva. Ma un altro incartamento lasciato sul tavolo, segno di una recente consultazione, attirò la sua curiosità, sopra c’era un’etichetta che diceva: Caso Reperti. Rapimento. Milano-Sardegna, 2006. Quel nome, Reperti, le diceva qualcosa, ma nell’immediato non riuscì a stabilire l’associazione giusta. Ma che faceva il Consonni, adesso si interessava ai rapimenti? Guardando nell’archivio ordinato dei fascicoli di Consonni, rivestiti di seta, la signorina riuscì a trovare il buco vuoto da cui era stato estratto il fascicolo Reperti. Accanto c’erano altri fascicoli intestati ad altre persone rapite e ad altre scomparse: Manichetti-Varese, Boroli-Novara, Minetta-Milano, ecc. ecc. Sapeva della passione, che un tempo si sarebbe chiamata fissazione, del Consonni, che consisteva nel raccogliere tutte le notizie riguardanti i casi polizieschi, lo sapeva ben prima che la cosa venisse a essere risaputa da tutti, come si era visto. Ma ora perché si interessava ai rapimenti? C’era stato un rapimento recente che aveva attirato l’attenzione degli appassionati di cronaca nera? Com’era sua abitudine si limitò a raccogliere i dati, poi li avrebbe elaborati, con calma.
Proprio mentre stava dando un’occhiata sistematica ai materiali, una volta finito di scorrere i titoli, come si fa quando si legge il giornale, arrivò Consonni.
«Ma signorina, non si doveva disturbare a venire qui, bastava che lasciasse la chiave al fontaniere…».
«Eh no» disse lei «con questa gente non si sa mai. E se poi le combinava qualche cosa la responsabilità di chi era? Ho preferito venire anch’io, sa… d’altra parte…».
«Lei è veramente gentile» Consonni aveva in mano un enorme mazzo di fiori «La ringrazio enormemente. Ma sa, il Danilo sono quarant’anni che lo conosco. Siam come fratelli».
«Ah… questo me lo poteva anche dire». Fece finta di essere lievemente irritata, come se avesse perso del tempo prezioso, in realtà anche se il Consonni glielo avesse detto lei il Danilo nell’appartamento ce lo avrebbe accompagnato lo stesso. Tornò nel suo locale, rimuginando.

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