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Pubblicato il 13 Giu 2012
Francesco Recami

Le briciole

Capita che lavorando a un romanzo le cose che scrivi siano molte di più di quelle che finiranno nel testo finale. Sono briciole, magari erano pezzi che ti piacevano molto, ti ci eri affezionato, ma poi li giudichi superflui o fuorvianti nell’economia generale. Sono episodi, pieghe narrative, scene, paesaggi, situazioni meteorologiche, pensieri, talvolta capitoli interi.
Il personaggio che ne pensa? Per esempio, potrebbe dire il Consonni, perché quel pezzetto in cui io ero tutto elegante e mi facevano le fotografie quelli dei giornali, tu lo hai tolto? Io mi ci trovavo molto bene. O quel capitolo in cui io salverò quella signorina da un destino commiserevole, perché alla fine non lo hai utilizzato? E cose del genere. Oppure la signorina Mattei-Ferri potrebbe irritarsi, solo perché non ho riferito molte delle sue illazioni, che per lei non sono affatto illazioni, ma certezze. Ecco, mi piace l’idea che queste briciole abbiano una vita e un lettore. Il romanzo o il racconto hanno le loro leggi, ma le briciole no.

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I commenti dei lettori

30/07/2012 - 16:14
ChiaraElisa Cori

Dalle briciole si può meglio osservare la vita, il carattere e le piccole manie di una persona-personaggio. Di fatto, scrivendo a nome mio, della mamma, della zia e dello zio e quasi quasi anche del papà, gradiremmo se possibile maggiori briciole.

Grazie

ChiaraElisa Cori e parenti

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