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Pubblicato il 15 Giu 2012
Francesco Recami

I pensieri notturni della signorina Mattei-Ferri

Quella sera la signorina Mattei-Ferri cercava di riflettere, ma niente andava al suo posto. Quello che le interessava di più era capire come mai il piccolo Enrico, il nipotino dell’Amedeo, non veniva più dal nonno, e la sua ispezione nel salotto del Consonni non aveva fornito indizi per pervenire a una risposta, anche provvisoria. Forse c’era di mezzo la professoressa Mattioli, come al solito. La signorina si scervellava, ma non riusciva a venirne a capo.
Simili pensieri non la lasciavano dormire. Anche quella notte si alzò, bevve un bicchier d’acqua, e per distrarsi si piazzò di fronte alla sua finestra di osservazione, come per meditare sugli oscuri destini che si intrecciavano nella casa di ringhiera. Per il momento tali destini erano quiescenti, dato che tutti i protagonisti a quell’ora stavano tranquillamente dormendo. Ma era veramente così? No, non per tutti. Le finestre della professoressa Mattioli erano ancora accese. Beh, non era la prima volta che le vedeva accese anche alle due di notte, quella lì era capace di rimanere sveglia fino a tardi. Leggeva, diceva quella, leggeva tanto, ma era la verità? No, non era la verità. Prova ne sia che in quel momento vide due ombre transitare di fronte alle tendine della Mattioli. Che facevano?
Ma il bello doveva ancora venire. Qualcosa accadde al piano terra, sulla corte. La signorina ci vedeva poco, ma abbastanza. Proprio di fronte a lei, giù in basso, una sagoma scura uscì da una porticina verde, accanto all’ex falegnameria, ormai abbandonata da molti anni. La sagoma di un uomo, che fosse una donna era impossibile. Un uomo non anziano, di età indefinibile, che procedeva come se fosse inseguito, circospetto, e approfittava di ogni angolo per nascondersi nell’oscurità. Ma lei lo aveva visto benissimo, che saliva su per le scale, per recarsi alla porta dell’appartamento di Erika. Anche lui? Ma presto l’uomo, rapido come un gatto, aveva ridisceso le scale e aperto la porticina secondaria all’interno del portone principale. Svanito. Se due più due facevano quattro quello era il signor Claudio, e chi altri? 

Solo intorno alle quattro del mattino la signorina decise di tornare a letto, per un breve riposo. Il suo progetto era pronto. Sapere cosa c’era dietro a quella porticina verde, cascasse il mondo… Mise la sveglia. 

Alle sei e un quarto era ancora buio, e la Mattei si vestì rapidamente. Si procurò una piccola torcia elettrica e scese lestamente nella corte, simulando di portare giù la spazzatura. Si guardò intorno, e c’era campo libero. Chi la poteva vedere? Quel libertino del Consonni o quell’ubriacone del Claudio? O quel rincoglionito del De Angelis, che smentiva tutte le statistiche sugli ottantenni che dicono che più si invecchia meno si dorme. Prima delle sette non si alzava mai. Si fece coraggio, ce ne voleva, e si diresse verso il portoncino verde. Lo aprì, un po’ a fatica, e lo chiuse rattamente dietro di sé. Che squallore. Il corridoio fatiscente, pieno di ferraglia e cartone marcio, conduceva verso una rampa di scale. Le scese. Si trovò di fronte a una porta di sicurezza, era la porta di una cella blindata, ma era aperta. Che là sotto tanti anni prima ci fosse la cella frigorifera della macelleria, il cui accesso principale era nella via parallela, lo sapeva benissimo. Ma che ci avesse messo piede qualcuno negli ultimi tempi, no, questo non lo sapeva. Eppure qualcuno ci aveva messo piede e come. Illuminò con la pila i locali, e facendolo illuminò istantaneamente anche i suoi pensieri. Laggiù, in quella specie di rifugio sotterraneo e segreto, c’era di tutto: bottiglie di acqua minerale vuote, un fornello a gas, giornali, tetrapak di succhi di frutta e di latte, coperte, confezioni vuote di crackers e biscotti, bicchierini di yogurt ammuffiti, barattoli di marmellata, calcinacci, vetri rotti, una spazzola per capelli. Era tutto chiaro, ma come se non fosse bastato improvvisamente balzò alle narici della signorina Mattei-Ferri un odore di escrementi così forte, liquidi e solidi, che ormai il quadro era più che chiaro.
Quella era stata la prigione in cui era stato custodito un rapito, una persona celata segretamente in quell’anfratto, a scopo come minimo di riscatto.
Ah, ora sì che le cose cominciavano a tornare, pensava la signorina risalendo le scale. Devo sbrigarmi, fra dieci minuti la gente comincerà a svegliarsi. Fu fuori dal portoncino che mancavano venti minuti alle sette, ancora tutto taceva, e cominciò a sentire le sveglie elettriche della casa di ringhiera quando era già al sicuro in casa sua. Si sdraiò sul divano, spossata, ma fiera. Pensavano che a lei potesse sfuggire qualcosa? Rapimenti, eh, ci si interessa ai rapimenti per caso? Credevano di fregare una come lei? 

Chi avevano rapito, e perché? E com’è che l’ostaggio era stato portato via? Ma certo, il furgone. Il furgone doveva entrarci pur qualche cosa. Con quello avevano condotto lì la persona rapita? Erano tutti d’accordo? Poteva il signor Antonio, proprietario del furgone, e non a caso uccel di bosco da qualche giorno, essere estraneo ai fatti?
La signorina ricorreva con la mente alle settimane passate: c’era stato un rapimento, a Milano, negli ultimi tempi? Non le risultava, poteva informarsi ma… Non tutti i rapimenti sono denunciati come tali.
Sfinita, intorno alle otto del mattino, la signorina Mattei si assopì sul divano, ma il suo cervello non cessò di funzionare. 

Quando si svegliò aveva già fatto mente locale, e ripensato ad alcune puntate diChi l’ha visto?che aveva seguito attentamente. A Milano, un paio di settimane prima, era scomparsa una ragazza, una ragazza di buona, buonissima famiglia. Ci si chiedeva dove potesse essere scomparsa, e perché. Non c’erano tracce della sua fuga, che fosse andata in Svizzera? Molti avevano dichiarato di averla vista, a Varazze, a Vibo Valentia, a Sesto Fiorentino, ma nulla di attendibile, e le ricerche non stavano dando alcun esito. Una fuga d’amore? Un suicidio? La famiglia, assai abbiente, aveva messo a disposizione una discreta cifra per chi fosse in grado di fornire informazioni attendibili e verificabili sulla localizzazione della ragazza, che fra l’altro soffriva di asma bronchiale.
Dieci giorni dopo la ragazza era ricomparsa dal nulla, da sola, vanificando tutte le attenzioni mediatiche e rovinando una successiva puntata della trasmissione. La ragazza, immediatamente segregata e resa irraggiungibile dalla famiglia, a quanto pare era fuggita in preda a una crisi personale, che le aveva fatto perdere la testa. C’era un amante, un partner? Non c’era stato verso di saperlo. Nemmeno il giornalista più intraprendente era riuscito ad avere informazioni interessanti, ora la ragazza era nascosta in un luogo imprecisato, affinché fosse tutelata la sua privacy, i genitori se lo potevano permettere.

Ma i neuroni della signorina Mattei-Ferri andavano a mille. Ah, bene.  La ragazza è fuggita, non si sa perché e con chi. E se non fosse fuggita per niente? Se non fosse uscita da Milano? Se fosse stata sequestrata nella sua città natale, e lì, dopo breve e segreta trattativa, liberata grazie al pagamento di un riscatto? Ma bene, ma certo, ma sicuro.
Chi poteva metterci la mano sul fuoco che le cose non fossero andate così? 

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