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Pubblicato il 30 Mag 2012
Marco Malvaldi

Un concetto, un'idea

«Un’idea, un concetto, un’idea, finché resta un’idea è soltanto un’astrazione. Se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione».  Così negli anni settanta Giorgio Gaber illustrava, in una sua canzone, la distanza talvolta insuperabile che separa l’avere un’idea dal metterla in pratica. Fra l’altro, essendo italiano, Gaber ragionava inevitabilmente seguendo alcuni preconcetti: e per la maggior parte degli italiani, un’idea concreta viene naturalmente transustanziata in un qualcosa che si mangia.
Non sempre le idee si possono mangiare, ma talvolta, se l’idea è abbastanza buona, l’idea stessa può dare da mangiare. Per fare questo, però, è necessario che l’idea stessa sia passata al vaglio di un apposito gruppo di burocrati preposti alla bisogna. Detto gruppo di burocrati viene mantenuto a spese del contribuente tramite il cosiddetto «Ufficio Brevetti», il cui scopo è valutare se un’idea possa o meno essere considerata di proprietà della persona che l’ha avuta. I criteri per assegnare questa proprietà sono molteplici e estremamente intricati, ma i principi che li ispirano sono chiari; tra questi, il principio cardine è che l’idea deve essere originale.
Come detto, le persone che lavorano in questi uffici sono necessariamente burocrati, in quanto la competenza che viene richiesta per decidere è di natura tecnica e, insieme, legale; un’idea altamente originale può venire scartata in quanto non conforme alle norme vigenti. 
Per esempio, qualche anno fa, aspettando in fila allo sportello per iscrivermi all’università, avevo avuto la sfortuna di beccare una fila facente capo a un normalista rompipalle, che chiedeva al disgraziato impiegato di turno una quantità inesauribile di dettagli cervellotici sull’iscrizione.
In quel frangente, mi ero immaginato la possibilità di dotare gli sportelli degli uffici pubblici di una leva collegata ad una botola, di modo che azionando la leva l’impiegato potesse spalancare il baratro sotto i piedi del pedante di turno e far avanzare la fila. Non ho mai sottoposto questa pensata all’Ufficio Brevetti, in quanto ho la sensazione che non la giudicherebbero legale; ciò nonostante, continua a sembrarmi una buona idea.
Come sempre, comunque, l’applicazione cieca delle norme disgiunto da un adeguato utilizzo del cervello può far danni. Specialmente se abbinato con l’elevatissimo grado di incomprensibilità che può venire generato dal descrivere un oggetto in termini tecnici (tanto per fare un esempio, se io vi descrivessi «un conglomerato argilloso a forma di parallelepipedo, di morfologia zeolitica, assorbente nello spettro a circa 670 nanometri», avrei fornito una descrizione tecnicamente ineccepibile dell’oggetto che ho in mente, ma credo che pochi di voi ci riconoscerebbero un mattone forato).
Credo sia a causa di questo binomio (stolida applicazione più eccessivo tecnicismo) che gli uffici brevetti talvolta non riconoscano l’assenza di originalità dell’idea che viene loro sottoposta; è il caso per esempio dell’Ufficio Brevetti australiano, che come attestato dal documento ufficiale reperibile in rete (Innovation Patent 2001100012)  permise a John Keogh di brevettare la ruota nell’anno 2001.  Ritengo inoltre che sia lo stesso binomio, unito ad una certa mancanza di concentrazione, che abbia reso possibile che l’analogo ufficio degli Stati Uniti assegnasse a Donald J. Smith e a suo padre Frank (U.S. Patent 4,022,227) la paternità dell’invenzione del riporto.  In questo caso, secondo me, c’è anche l’abitudine tutta statunitense di assegnare i brevetti ai cittadini americani senza considerare i precursori di oltreoceano, come nel mancato caso di assegnazione del brevetto del telefono ad Antonio Meucci in favore di Alexander Gordon Bell; parimenti, nel caso del riporto, è palesemente ingiusto non riconoscere il contributo di Franco Strippoli.
In questi casi, come abbiamo visto, l’errore dell’Ufficio Brevetti sta nel non riconoscere che una data idea è già venuta ad almeno un’altra persona, e quindi non è originale. Ci sono altri casi, invece, dove l’idea alla base dell’invenzione proposta non è mai effettivamente venuta a nessuno; ma, per questo, c’è un motivo. Non sorprende, infatti, che nessuno prima del signor Jay Schiffman di Farmington Hills, nel Michigan, avesse pensato di progettare un apparecchio per proiettare le immagini televisive direttamente sul parabrezza dell’auto, di modo che il guidatore potesse contemporaneamente guidare e guardare la televisione. Giustamente, l’Ufficio Brevetti degli Stati Uniti ne ha riconosciuto l’originalità; quel che sorprende è che la Corte Suprema del Michigan abbia dichiarato questo dispositivo legale.  
Ma le sorprese giungono sempre più gradite quando sono inattese; e anche un burocrate può usare le leggi come trampolino di lancio per raggiungere vette insospettabili di fantasia, come è avvenuto nella storiella con la quale chiuderò questo insulso discorsetto.
Alcuni anni fa, nel mare del Kuwait, accadde un incidente; una nave carica di pecore si procurò una falla e affondò a non molta distanza dalla costa.  Ora, l’acqua potabile in Kuwait proviene quasi esclusivamente dalla desalinizzazione dell’acqua marina, e bere acqua proveniente da un bacino nel quale stanno macerando migliaia di pecore non è ritenuto salutare nemmeno dal più ottimista degli omeopati. Per questo, l’effetto dell’incidente avrebbe potuto essere catastrofico se non si fosse trovato un modo di far riaffiorare il relitto. E qui, per fortuna, un capo ingegnere della BASF convocato sul posto per l’occasione ebbe un colpo di genio. Se io, pensò l’ingegnere, riesco a riempire il relitto con qualcosa di solido, ma più leggero dell’acqua, la densità all’interno del relitto stesso diminuirà e l’intero sistema sarà più leggero. Quindi, in questo modo il tutto dovrebbe tornare a galla. Be’, non la farò tanto lunga; l’ingegnere aveva ragione. La nave, riempita di sferette di polistirolo espanso grazie a dei tubi, tornò a galla rapidamente e questo salvò il Kuwait da una autentica tragedia.
Tornato in patria, il nostro pensò bene di brevettare l’idea, e sottopose la documentazione all’Ufficio Brevetti.
Purtroppo per lui, l’ufficiale dell’Ufficio Brevetti era appassionato di fumetti. E mentre leggeva si ricordò di un fumetto di Carl Barks, che aveva letto da bambino, nel quale Paperino risollevava un relitto dal fondo di un lago riempiendolo di palline da ping pong; queste, essendo cave, avevano riempito nuovamente d’aria il relitto e lo avevano portato in superficie. 
L’idea dell’ingegnere, pertanto, non era originale.  Al contrario, essendo stata pubblicata era di pubblico dominio.
E quindi, non poteva essere brevettata.
Non so come l’abbia presa l’ingegnere in questione; mi piace pensare che, nelle notti d’estate, mentre si gode il fresco sulla veranda della sua casa nel Chianti (un capo ingegnere a cui vengono idee simili ha sicuramente una casa con la veranda nel Chianti, o se non ce l’ha è perché preferisce la Camargue) pensi che sia stato necessario scomodare addirittura Paperino, e il magico regno della fantasia, per negargli il premio dato da una magnifica idea nel mondo della realtà. Per quel che mi riguarda, io sarei piuttosto arrabbiato. Va bene che non sempre le cose vanno come si vorrebbero, va bene che non si vince sempre; però, essere sconfitti da Paperino deve essere, oltre che surreale, anche un po’ abbacchiante.

 

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I commenti dei lettori

10/02/2014 - 17:11
Andrea Gallina

Mi scuso per l'uso improprio del blog.
Ho appena aperto "Argento Vivo" e mi sono imbattuto nella seguente citazione: Il futuro non è più quello di una volta - Niels Bohr.

Ehm. La frase celebre di Bohr, pronunciata in una conferenza su meccanica quantistica e principio di indeterminazione, è "Prediction is very difficult, especially about the future", che Bohr stesso attribuiva ad un artista danese dell''800.

La frase citata sembra una variante di quella di Paul Valery: L’avenir est comme le reste: il n’est plus ce qu’il était

25/12/2012 - 19:05
Laura Della Maggiore

Carissimo Malvaldi lei è un grande...ho trovato il mio personalissmo erede del Sommo Camilleri..continui così..e adesso vado a munirmi di casco e imbottiture strategiche anti botola..(lavoro alle Poste...)..:):):)auguroni...

14/06/2012 - 15:48
Lorenzo Bonomi

Geniale, io però sarei contento, e parecchio anche, di esser sconfitto da Paperino! E' un po' un eroe moderno, tutto sommato.
Anche l'idea della botola comunque è già venuta a qualcuno...e precisamente a Paperon de Paperoni, che la apre quando ha davanti qualche scocciatore che gli chiede soldi. Quindi, caro Malvaldi, anche Lei è stato sconfitto da un fumetto, anche se è Paperon de Paperoni!

04/06/2012 - 16:53
Luca Toffalini

Mitico, divertentissimo. io renderei legale la botola per i rompipalle che rendono interminabili le file e ne doterei ogni ufficio postale, fermo restando che la botola la metterei anche per gli impegati delle Poste. Lentissimi!!!!!

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