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Odio razziale e non engagement politico
Maria Fonzino
30 Dicembre 2016
rimedio:
Alicia Bartlett Gimenez
Leggere alcune pagine al giorno di "Dove nessuno ti trovarà" permette di fare un transfert molto realista (gli anni Cinquanta di Franco e la Guardia Civil non sono cosi' diversi da certe dittature contemporanee) per comprendere quanto possa essere difficile vivere in un paese dilaniato dalla guerra civile. La delazione, la totale assenza di comprensione, la non collaborazione fra cittadini della stessa città, dello stesso Paese. Questa é la grande Storia; chi vi guarirà é la vicenda della piccola Storia. Dall'altra parte c'é il desiderio di un essere non classificabile, incarnato da La Pastora, ermafrodita e analfabeta per ascendere vertiginosamente alla condizione di partigiano: per imparare semplicemente a leggere ed in seguito, al partecipare alla vita politica del suo paese. Vi farà venire voglia di mangiare un pezzo di formaggio sotto un cielo stellato di notte, di rotolarvi come un cane libero e felice in un prato d'Erba, andare incontro alla gente per bere forte, ridere, agire. E guarderete con molta diffidenza chi dice che dovremmo imbracciare un fucile, alzare una barricata contro i rifugiati, andare a sparare agli immigrati ed evitare ingenue riflessioni su quanto queste persone rubino al nostro Paese. I venti stranieri portano ricchezza e novità. La Pastora c'insegna l'antifascismo, provato sulla pelle, ed una volontà di vivere che supera la grettezza della dittatura e arriva fino ai nostri divani, ai nostri computer per invitarci ad alzarci, ad avere uno sguardo più clemente sui nostri vicini erranti e passare forse, sotto l'effetto inebriante di questa lettura, all'azione.
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