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Iperattività
giovanni previdi
ambasciatori
bologna - BO
17 Settembre 2013
rimedio:
Georges Perec, Un uomo che dorme
È del tutto evidente che siete vittime dell’ora esatta, nessuno escluso. Credete che il tempo non vi basti mai. E non fatevi trarre in inganno dal fatto che di orologi da polso se ne vedano sempre meno in giro (se non per bellezza) e che da molto tempo nessuno vi fermi più per strada chiedendovi Scusi, che ore sono? Per forza, l’ora esatta appare ormai dappertutto: insegne luminose di banche e farmacie, orologi urbani ecc. vi tormentano con numeri lampeggianti a caratteri cubitali. Un bel paraocchi vi ci vorrebbe! Oppure salite sull’autobus e, da buoni cittadini, obliterate il biglietto: non potrete evitare di sapere con esattezza che ore siano e, come se non bastasse, da quel momento in poi scatta il diabolico ammonimento Validità 60 minuti, 90 per la tratta extraurbana (Grazie, come siete gentili…). E ancora, rispondete a una telefonata o, in attesa dal dentista, per sciogliere la tensione, tentate il record a Ruzzle oppure postate un pensierino su Facebook: per caso, non vi scappa l’occhio, lì in alto sul display, sull’ora esatta? E non controllate l’orologio per vedere quanti likes ottenete in un minuto? Quante volte, stanchi e sudaticci, avete appoggiato le borse della spesa o la ventiquattrore ai piedi di una panchina per tirare il fiato e, sedendovi, cronometro alla mano, vi siete detti: Eh, la frenesia della vita moderna!, Non farò mai in tempo! Su, confessate! Vi hanno poi cresciuti, fin da bambini, raccontandovi la famigerata favola della cicala e della formica, esortandovi a non prendere esempio da quella canterina della cicala bensì dalla formica, operaia instancabile. Per non parlare dei pericolosissimi adagi, recitati da genitori o nonni ossessionati dal catechismo e col pallino del figlio o del nipote primo della classe, come: Il tempo è denaro! e ancora Chi ha tempo non aspetti tempo!, solo per citare i più noti. Se vi riconoscete anche solo in una delle situazioni qui sopra riportate (ed è impossibile che non vi riconosciate), di certo avete anche paura di non aver mai tempo sufficiente per portare a termine i vostri compiti giornalieri e, di conseguenza, siete deviati verso quel pericoloso comportamento, contraddistinto da attività eccessiva e operosità frenetica, che gli psicologi chiamano iperattività. Se ne siete affetti, e lo siete, vi arenerete presto nelle sabbie dell’inettitudine. Ora, per guarire vi suggeriamo due ricette. La prima (sconsigliata) è che diventiate dei veri e propri delinquenti: prendete a sassate qualsiasi orologio vi capiti a tiro; salite sull’autobus sprovvisti di biglietto; chiudete in casa, legati e imbavagliati, genitori e nonni, poi uscite di casa, non prima di aver acceso il gas. La seconda (consigliata) è che leggiate Un uomo che dorme di Georges Perec, la storia di uno studente che la mattina dell’esame, invece di alzarsi, lascia suonare la sveglia e richiude gli occhi. Già canticchiandovi in testa il titolo di questo capolavoro, dovreste cominciare a sentirvi meglio, più rilassati. Provate: Un uomo che dorme, Un uomo che dorme… Il protagonista del romanzo si piega allo scorrere della vita ordinaria e lascia che le cose accadano. Legge le Monde dalla prima all’ultima riga, compresi annunci di vario tipo e i necrologi. Cammina «lungo i marciapiedi, guarda nei canaletti di scolo, in quello spazio più o meno largo che separa le macchine parcheggiate dal bordo del marciapiede. Ci trovi biglie, piccole molle, anelli, monete…» Lui contempla il sogno di una soggettività autosufficiente, staccata dalla contingenza. Questo atteggiamento vi aiuterà a vedere le cose e le situazioni per quello che sono, così come accadono, e non trasposte in un’alterità dannosa dettata dalla frenesia. Dice Perec: «Si tratta di un decondizionamento: non tentare di cogliere ciò che i discorsi ufficiali (istituzionali) chiamano l’evento, l’importante, ma cogliere ciò che è al di sotto, l’infra-ordinario, il rumore di fondo che costituisce ogni istante della nostra quotidianità.» L’iperattività, dettata dal miraggio del successo come segno d’una vita esemplare, è il motore del vostro fallimento. Infine, è fondamentale che vi atteniate strettamente alla posologia: leggetene 4 o 5 pagine al giorno e non di più, altrimenti rischierete di bruciare l’arrosto o, peggio ancora, di dimenticare vostro figlio in auto nel parcheggio rovente del supermercato.
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