Le Indagini di Montalbano

Andrea Camilleri

La forma dell'acqua

Nota di Michele Serra

La forma dell'acqua

208 pagine

EAN 9788838932229

Con un'intervista di Salvatore Silvano Nigro ad Andrea Camilleri

«Qual è la forma dell’acqua?». «Ma l’acqua non ha forma. Piglia la forma che le viene data». Il commissario era di Catania e di nome faceva Salvo Montalbano, e quando voleva capire una cosa la capiva.

«Il ricco lessico siculo, parasiculo e meta siculo di Camilleri ha l’intenzione – riuscitissima – di fare sentire a casa Montalbano; e anche il lettore meno disposto agli itinerari “esotici”, quello che in principio diffida e fatica, e non vorrebbe darsi la pena di interpretare e tradurre, piano piano si arrende a quella domesticità. Si ambienta. Capisce che Montalbano non ne potrebbe mai fare a meno, che anche a Beverly Hills, al culmine della gloria, all’apice dello star system, il giorno che lo inviteranno alla più fastosa delle cerimonie, avrebbe nostalgia delle squisitezze preparate da Adelina e scovate, insperate, in frigorifero».    M.S.

«Lume d’alba non filtrava nel cortiglio della «Splendor», la società che aveva in appalto la nettezza urbana di Vigàta, una nuvolaglia bassa e densa cummigliava completamente il cielo come se fosse stato tirato un telone grigio da cornicione a cornicione, foglia non si cataminava, il vento di scirocco tardava ad arrisbigliarsi dal suo sonno piombigno, già si faticava a scangiare parole. Il caposquadra, prima di assegnare i posti, comunicò che per quel giorno, e altri a venire, Peppe Schèmmari e Caluzzo Brucculeri sarebbero stati assenti giustificati. Più che giustificata infatti l’assenza: i due erano stati arrestati la sera avanti mentre tentavano di rapinare il supermercato, armi alla mano. A Pino Catalano e a Saro Montaperto, giovani geometri debitamente disoccupati come geometri, ma assunti in qualità di «operatori ecologici» avventizi in seguito al generoso intervento dell’onorevole Cusumano, per la cui campagna elettorale i due si erano battuti corpo e anima (esattamente nell’ordine: il corpo facendo assai più di quanto l’anima fosse disposta a fare), il caposquadra assegnò il posto lasciato vacante da Peppe e Caluzzo, e precisamente il settore detto la mànnara, perché in tempi immemorabili pare che un pastore avesse usato tenervi le sue capre. Era un largo tratto di macchia mediterranea alla periferia del paese che si spingeva quasi fin sulla pilaia, con alle spalle i resti di un grande stabilimento chimico, inaugurato dall’onnipresente onorevole Cusumano quando pareva che forte tirasse il vento delle magnifiche sorti e progressive, poi quel venticello rapidamente si era cangiato in un filo di brezza e quindi si era abbacato del tutto: era stato capace però di fare più danno di un tornado, lasciandosi alle spalle una scia di cassintegrati e disoccupati. Per evitare che le torme vaganti in paese di nìvuri e meno nìvuri, senegalesi e algerini, tunisini e libici, in quella fabbrica facessero nido, torno torno vi era stato alzato un alto muro, al di sopra del quale le strutture corrose da malottempo, incuria e sale marino, ancora svettavano, sempre più simili all’architettura di un Gaudí in preda ad allucinogeni».

La forma dell'acqua (1994)
Il cane di terracotta (1996)
Il ladro di merendine (1996)
La voce del violino (1997)
La gita a Tindari (2000)
L'odore della notte (2001)
Il giro di boa (2003)
La pazienza del ragno (2004)
La luna di carta (2005)
La vampa d'agosto (2006)
Le ali della sfinge (2006)
La pista di sabbia (2007)
Il campo del vasaio (2008)
L'età del dubbio (2008)
La danza del gabbiano (2009)
La caccia al tesoro (2010)
Il sorriso di Angelica (2010)
Il gioco degli specchi (2011)
Una lama di luce (2012)
Una voce di notte (2012)
Un covo di vipere (2013)