L’amico gesuita

L’amico gesuita

A cura di Salvatore Silvano Nigro

Soldati viaggiava in terza classe, non per fare esperienza o raccogliere materiale, ma per risparmiare. Eppure nei grandi scompartimenti pieni d’aria e di luce, dove ogni segreto era impossibile e capitavano mille incontri e mille incidenti, sono nati personaggi e storie di alcuni dei suoi racconti più belli. Come quelli raccolti in questo volume.

«Nella religione Soldati cerca quell’umiltà, che non solo perdona, ma accondiscende al peccato, ed al peccato nelle forme più impure, come atto nel quale la nostra natura ritrova più vivo il sentimento della sua dignità. Il peccato vi appare una vittoria sull’orgoglio, un modo di accettare senza distinguersi lo scolorito miscuglio della carne umana. Tra le espressioni religiose, Soldati amerà dunque quelle nelle quali i devoti portano più grettamente il peso dei loro mali, delle loro passioni, degli interessi temporali: tutto ciò che i filosofi chiamano “religiosità bassa” e che a lui sembra forse la suprema umanità, perché non pretende escludere la meschinità di noi stessi e dei nostri legami. Lo attirano così non tanto i luoghi dove la pietà è più detersa, ma quelli dov’essa si tempera con l’interesse mondano: le chiese devote e brutte, gli ospedali, le cliniche, i mestieri casuali in cui la persona si scioglie tra la folla delle altre e in cui la carne umana palesa di più l’irrimediabile e grigia mescolanza. Questo è sentito, direi, con una cronica disperazione in sordina (…). Ho detto che in Soldati l’atmosfera è religiosa a suo modo; e per essere precisi, religiosa non è: vi ristagna piuttosto una certa aria aromatica di devozione. E nemmeno v’è in lui vera coscienza del male. I suoi peccati non hanno nulla di veemente e di ardente, e i suoi rimorsi son privi di vera realtà giacché in lui domina, più che il rimorso, il piacere di umiliarsi peccando. I suoi delitti trascorrono velati ed atoni. Tra il bene e il male, com’egli li sente e presenta, non vi può essere antagonismo né crisi, ma piuttosto un avvicendarsi, che si direbbe involontario, di stanchi afflussi e di scoraggianti ritorni. La coscienza del male è in lui continua, sorda, estenuante e insolubile, perché affezionata a se stessa. E di qui viene alla sua arte quel tono sempre evasivo, quella paura di fermarsi, quel toccare senza spremere, che certamente la distingue e le dà una sua speciale attrattiva».  Guido Piovene

 

Autore

Mario Soldati è nato a Torino nel 1906 ed è morto a Tellaro, La Spezia nel 1999. Questa casa editrice ha pubblicato 24 ore in uno studio cinematografico (1985), America primo amore (2003), I racconti del Maresciallo (2004), La verità sul caso Motta (2004), Fuga in Italia (2004), La giacca verde (2005), La finestra (2005), Il padre degli orfani (2006), Cinematografo (2006), Un viaggio a Lourdes (2006), L'amico gesuita (2008), ah! il Mundial! (2008) e Corrispondenti di guerra (2009).

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