La bandiera degli elettori italiani

La bandiera degli elettori italiani

Con una saggio di Giuseppe Cantarano e una intervista a Pietro Ingrao. Con 16 illustrazioni in bianco e nero.

«È un testo che dice: si cambia. Si incontrano tutti i grandi nomi e gli eventi che scuotono l'Europa attorno e dopo il 1889, e accelerano il dispiegarsi della civiltà borghese nel mondo» (Pietro Ingrao).

Nel 1876, l'anno del discorso di Stradella con cui Depretis annunciava agli elettori il suo programma di rinnovamento, e l'anno in cui la Sinistra storica giungeva al potere con la sua «rivoluzione parlamentare» dopo il quindicennio di governo dei cavouriani della Destra storica, Francesco Ingrao dava alle stampe, a Napoli, La bandiera degli elettori italiani. Siciliano di Grotte vicino ad Agrigento, mazziniano e garibaldino animatore di tutti i moti degli anni torbidi del dopounità in Sicilia e nel meridione, latitante si era rifugiato a Lenola, al confine tra Campania e Lazio, dove poi si era radicato, mettendo famiglia e divenendo uno degli esponenti del repubblicanesimo democratico post-mazziniano: della sua vivace e movimentata biografia di combattente dà conto, in questo volume, il saggio di Giuseppe Cantarano. La bandiera ne è il manifesto politico: moderno credo di un ex mazziniano che ha superato la fase romantica dell'insurrezionalismo. Ed è anche l'incitamento alla Sinistra per una politica innovativa (che invece, si sa, presto affonderà nella palude del trasformismo). Tutti i temi delle polemiche del momento vi si agitano: l'allargamento del suffragio, il federalismo e la promozione di uno spirito repubblicano che faccia centro sui comuni, i partiti e la partecipazione popolare, l'emancipazione delle donne e la diffusione dell'istruzione dei fanciulli. «È un testo che dice: si cambia - commenta Pietro Ingrao, nipote dell'autore nell'intervista che chiude il volume. - Si incontrano tutti i grandi nomi e gli eventi che scuotono l'Europa attorno e dopo l'89, e accelerano il dispiegarsi della civiltà borghese nel mondo. Mazzini è l'amato maestro; e chiaramente in questo libro c'è la coscienza del suo tramonto, e la riflessione sui nuovi movimenti di classe che lo scavalcano, sino all'evento della Comune parigina: non condiviso, ma colto nel suo significato storico: nel nuovo grande problema sociale che essa solleva. Questo libro è una conferma di quanto la Sicilia, la sua corrusca vicenda siano state così largamente e irrevocabilmente dentro una vicenda e una partita europea. A un certo punto nel testo c'è una evocazione appassionata dell'amara e fallita insurrezione di Palermo del '66. Francesco prova a dire a quei rivoltosi sconfitti: è venuto un altro tempo».

Autore

Giuseppe Cantarano insegna filosofia e storia nei licei ed è ricercatore presso il CRS. Tra i suoi lavori più recenti: Immagini del nulla, La filosofia italiana contemporanea (Milano, 1998), L'Antipolitica. Viaggio nell'Italia del disincanto (Roma, 2000), Metafisica, nichilismo e libertà (in AA.VV., La filosofia italiana in discussione, Milano 2001).

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