Il commissario De Vincenzi

Il commissario De Vincenzi

Nota di Roberto Pirani

«Umanissimo come il Maigret di Simenon, romantico come il Marlowe di Chandler, intellettuale come il Vance di Van Dine, eppure caparbiamente italiano» (Oreste Del Buono): nella Milano variegata e cosmopolita degli anni Trenta del Novecento indaga il primo poliziotto del giallo all'italiana.

Il commissario De Vincenzi non fa il duro all’americana, non deduce come Sherlock Holmes, non è un rigoroso razionalista modello Poirot. Semplicemente indaga nel mondo variegato e cosmopolita della vera Milano anni Trenta del Novecento. «Mi sono proposto - scriveva De Angelis - di fare romanzi polizieschi in cui le persone vivono secondo natura»: e nacque il primo poliziotto del giallo all’italiana.

Il candeliere a sette fiamme
Il cadavere di un uomo di incerta nazionalità, in un piccolo albergo di Milano, introduce De Vincenzi in una vicenda di spionaggio, che attraversa il Mediterraneo, legata all’incipiente questione palestinese, con sprazzi teatrali tenebrosi e quasi gotici: curiosamente, tra inglesi ebrei arabi e tedeschi, personaggi positivi sono gli ebrei e gli inglesi, detestabili i tedeschi.

La barchetta di cristallo
Un prezioso gingillo è l’unico collegamento tra le due dimore e i due stili di vita su cui sembra sospesa la strana morte del vecchio marchese: De Vincenzi si attacca ad esso, troverà un altro cadavere e un lontano inizio.

Giobbe Tuama & C.
Nel pieno della Fiera del libro di Milano, con la sua atmosfera laccata e mondana, spunta un cadavere scomposto «come un fantoccio mostruoso»: Giobbe Tuama, alias Jeremiah Shanahan e chissà chi altri ancora, venditore di bibbie, usuraio. Ma chi era veramente? La sua morte si trascina dietro altre vittime. De Vincenzi si impegola in una strana setta e in moventi sepolti nel tempo.

Autore

Augusto De Angelis, nato a Roma nel 1888, incarcerato per antifascismo nel 1943, e morto a Bellagio nel 1944 per le percosse subite in un’aggressione fascista. Il commissario De Vincenzi fu portato in televisione negli anni Settanta del Novecento da Paolo Stoppa per una serie di sceneggiati. È protagonista di quindici romanzi scritti tra il 1935 e il 1942 di cui questa casa editrice ha già pubblicato: Il mistero delle tre orchidee (2002), L’Albergo delle Tre Rose (2002), Il mistero di Cinecittà (2003), La barchetta di cristallo (2004), Il candeliere a sette fiamme (2005), L’impronta del gatto (2007), Giobbe Tuama & C. (2008), Il banchiere assassinato (2009), Sei donne e un libro (2010) e Il canotto insanguinato (2014). Tre romanzi della serie sono stati anche riuniti nella collana «Galleria» col titolo Il commissario De Vincenzi.

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