Discorso della virtù feminile e donnesca

Discorso della virtù feminile e donnesca

A cura di Maria Luisa Doglio

Un ragionamento sulla «virtù umana feminile» e sulle opinioni degli uomini eccellenti intorno ad essa.

«Le donne io vo' scolpir con puro inchiostro/come in medaglie d'oro od in monete». È Torquato Tasso; che un catalogo di donne reali appronta, come «specchio» d'«interior bellezza». Ed è una galleria di «ritratti» di domestica virtù femminile, di mitezza e tenerezza; e ancor più di donnesca «virtù eroica», e «signorile», che «con la virtù eroica dell'uomo contende». «Che cosa è donna?», si chiede il Tasso. E per rispondere, si fa filosofo. In questo discorso «picciolo», o ragionamento sulla «virtù umana feminile» e sulle «varie opinioni ch'intorno ad essa hanno avuti gli uomini eccellenti». Tra interrogativi che inquietano: «onde aviene che la donna impudica sia infame, e l'uomo impudico infame non sia riputato?». E fanno ripensare: «Chi può disonorata stimar la reina Didone, se ben all'amor d'Enea si sottomise?».

Autore

Torquato Tasso (1544-1595) ha avuto gran peso nello sviluppo della successiva poesia italiana: barocca in tante manifestazioni, influì sugli arcadi e sulla lirica dell'Ottocento e del Novecento. La sua opera di maggior successo, la Gerusalemme liberata, riflette l'interesse dei contemporanei verso lo scontro tra cattolicesimo e Islam, inserendosi pienamente nei moderni dibattiti religiosi.

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