Ebrei, luterani, omosessuali e streghe nella contea di Modica

Ebrei, luterani, omosessuali e streghe nella contea di Modica

La storia della potente Contea di Modica, stato nello stato, nazione nella nazione siciliana, e della grande persecuzione tra riforma e controriforma.

Quanto di storia millenaria si è consumata in Sicilia trova nel territorio della contea di Modica rappresentazione e metafora, testimoniate e esibite da luoghi, monumenti, tratti culturali inconfondibili. Le origini si spingono fino alla più lontana antichità e per valutarne l’importanza nella storia dell’Isola, ma anche in parte del Mediterraneo, sarebbe sufficiente riportarsi al periodo della dominazione bizantina (535-965), durante il quale il suo territorio svolse un ruolo centrale, perdurante in seguito. La contea fu istituita nel 1296, anno decisivo nella storia dell’Isola. In quell’anno infatti i baroni siciliani, riunitisi in Parlamento, proclamarono Re di Sicilia, Duca di Puglia e Principe di Capua Federico III. Come era costume dell’epoca il nuovo re concesse feudi e titoli ai nobili della sua parte. Manfredi I Chiaromonte, discendente da famiglia normanna, fu così investito del titolo della Contea. Il cognome e il titolo dicono già il ruolo secolare della Contea nelle vicende dell’Isola. Ripercorrerle significa intendere il complesso intreccio di personalità e eventi che hanno segnato la storia siciliana. E questo è da riferire non solo all’importanza dei signori che dominavano, i Chiaromonte e poi i Cabrera, ma anche alla estensione e alla ricchezza del territorio della contea: un piccolo regno, la cui ricchezza era garantita anche dalle 12.000 salme di grano e altri cereali concesse in franchigia dalla tassa regia sulle esportazioni. Tra gli eventi che differenziano la storia della contea dal resto dell’Isola, mai caratterizzata da episodi di razzismo particolarmente gravi, a eccezione dei delitti consumati ad Erice nel 1392, si segnala il massacro di ebrei perpetrato il 15 agosto del 1474, giorno dell’Assunzione. A parte il numero delle vittime, 360 o 600, un eccidio è sempre un eccidio e il suo significato, come altri eventi raccontati in quest’opera, vale per il passato come anche per il presente e per il futuro.

Autore

Francesco Ereddia è nato a Tripoli e vive e lavora a Vittoria (Ragusa), dove ha insegnato Lettere latine e greche al liceo classico. Oltre che di pubblicazioni rivolte al mondo della scuola (Mondo antico, in collaborazione con Virgilio Lavore, 1981; L’uomo, il mito e la storia, 1993) è autore di due saggi: Religiosità e società medievale. Giullari, eretici, mistici, 1979 e I servi dell’Anticristo. Dissidenti ed eretici nell’Italia medievale, 2008. Ha scritto anche testi per il teatro (Graffiti di Sicilia, 1977; Messia ritrovato, 1983; L’ultimo sigillo, 1988; ¡Que viva Trinacria!, 1998). Negli ultimi anni ha indirizzato le proprie ricerche verso gli eventi della Sicilia sud-orientale. Con questi interessi ha fondato la rivista “I Quaderni del Museo”, quadrimestrale di storia, società e cultura, e ha pubblicato in quattro volumi la storia di parte della contea di Modica (odierna provincia di Ragusa).

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