L'elmetto inglese

L'elmetto inglese

A cura di Laura Lilli

«Non sempre è facile identificare il crinale che separa l'infanzia dalla sua fine. A me è capitato di poterlo vedere lucidamente. Un cappello da alpino e un elmetto inglese hanno dato forma e colore alle passioni della mia prima età. Con uno ho vissuto sotto la campana di vetro di un'esaltazione totale, in una felicità ebbra e ignara da giardino dell'Eden. Il secondo questa campana l'ha incrinata per sempre: e il tempo per me ha cominciato a scorrere».

Assai noto ad una certa generazione in un certo ambiente, Baduel - giornalista di grande stoffa, e politico comunista senza chiese e dogmi - nacque troppo tardi per vivere da adulto il fascismo e morì troppo giovane per lasciarsi coinvolgere da quell'altra svolta della storia, le cui conseguenze saranno il nostro futuro, che è stata la caduta del comunismo nel 1989. Poco prima di morire aveva intrapreso a scrivere l'autobiografia, interrotta al tempo dell'infanzia negli anni dell'ultimo fascismo e della guerra fino all'occupazione anglo-americana. E della esperienza di un bambino - ricco, di uno di quei clan aristocratici per i quali la retorica del totalitarismo si adattava naturalmente al lessico dell'antico privilegio, ed era quindi vissuta più autenticamente e più lealmente -, nel mondo chiuso dell'alta società di una antica città del centro Italia, L'elmetto inglese fa il delicato e sobrio romanzo. Ma può essere letto anche in modo diverso, come documento esemplare della formazione che una parte non piccola di italiani (e forse furono i migliori) ebbe, e su cui adesso la storia comincia a interrogarsi. Baduel fanciullo aderì sinceramente ai miti del fascismo; poi divenne un comunista critico e in fondo libertario. E sulla sua formazione influì, si capisce leggendolo, più che l'esperienza di un'oppressione che non conobbe, quella del tradimento dei molti che erano stati oppressori, e che pronti maledirono l'oppressione al momento giusto per continuare a opprimere.

Autore

Ugo Baduel (Perugia, 1934-Roma, 1989) a 19 anni dirige il giornale degli studenti medi democristiani «Lo studente d’Italia». Fa parte del gruppo democristiano di sinistra «Terza generazione». Si lega in seguito al gruppo cattolico-comunista di Franco Rodano e neI '55 partecipa alla fondazione della rivista «Dibattito politico». Nel '60 entra nel Pci e a «l’Unità», dove resterà per trent’anni come editorialista e inviato speciale. Dal '73 all’ '84 è nell’équipe di Enrico Berlinguer. Del dirigente comunista ha lasciato due biografie: una scritta (Edizioni de «l’Unità», Collana Documenti) e una con Ansano Giannarelli, in video (Edizioni Fonit Cetra).

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