L'erranza

L'erranza

A cura di Salvatore Silvano Nigro

Un’autobiografia in forma di lettere, ma anche un esemplare affresco del nostro Paese: cinquant’anni di vita culturale e politica italiana attraverso la penna di uno dei più lucidi e appassionati critici dell’Italia repubblicana.

L’erranza è un libro di memorie in forma di lettere. Così lo presenta Cesare Cases: «Può darsi che ci sia qualcuno che non conosca Carlo Muscetta, ma certo non c’è nessuno che non abbia litigato con lui, magari senza saperlo e continuando ad apprezzarlo e ad amarlo […] Muscetta ha lavorato e litigato con tutti, dalle Alpi al Lilibeo, infischiandosi delle divisioni geografiche. Tra tutte queste città e borghi Muscetta ha intessuto una vastissima rete di rapporti che rievoca nella forma da lui scelta di lettere a vecchi e nuovi amici o ai figli e nipoti dei medesimi (e ai suoi propri). Ciò che colpisce favorevolmente è che questa rete ignora le gerarchie, accademiche o meno, in mezzo alle quali Muscetta è venuto a trovarsi. Non ci sono solo compagni di scuola o celebrità locali avellinesi, ma accanto a Vito Laterza, Giulio Einaudi e Giangiacomo Feltrinelli (con il primo Muscetta pubblicò una grossa storia letteraria a più voci, con il secondo l’edizione del De Sanctis e l’eccellente «Parnaso italiano», con il terzo una collana di classici) troviamo presentate figure come Luigi Diemoz, che ebbe il torto di essere uno di quei valorosi redattori editoriali che non si raccomandano alla posterità con opere proprie. E si scopre che le famose ire muscettiane sono riservate a personaggi minori che magari non le meritavano ma che nemmeno meritavano un monumento, mentre chiunque brillasse per intelligenza e alacrità viene trattato a giusta stregua indipendentemente dalla sua fama e dai rancori muscettiani, quindi non solo Diemoz ma anche il bistrattato Feltrinelli e perfino Einaudi il cui elogio sembra strappato a forza alla penna del vecchio collaboratore. Muscetta non ha perso quasi nulla dei documenti del suo passato e quindi è in grado di offrirci ghiottonerie inedite».

Autore

Carlo Muscetta (Avellino 1912-Acitrezza 2004), saggista e polemista,è stato uno dei maggiori protagonisti dell’editoria italiana. Maestro «eretico» della critica letteraria, intesa sempre come «letteratura militante», ha condiviso le sue esperienze di vita e di cultura con Pavese, Saba, Gatto, Carlo Levi, Giaime Pintor, Fortini, Dionisotti. Con Leone Ginzburg e Pertini si addottorò, durante il fascismo, in quella scuola di libertà che era allora Regina Coeli. Ginzburg non sopravvisse. A lui Muscetta dedicò Cultura e poesia di G. G. Belli: uno dei libri suoi più famosi, insieme agli studi su Boccaccio e su De Sanctis.

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