La gamba del Felice

La gamba del Felice

Prefazione di Nanni Balestrini

«Con la pazienza dell'antropologo Bianchi ci restituisce i frammenti di un'infanzia scomparsa» (Nanni Balestrini). Nel microcosmo vivente di un paese lombardo che corre dalla comunità contadina all'era postindustriale. «La gamba del Felice è un libro bellissimo» (Wu Ming 1)

Attraverso il fiume del ricordo di un bambino che cresce, la storia corale di «un paesino che non si capiva bene se era Nord della Lombardia o Sud della Svizzera». È la seconda ondata dell'industrializzazione, quello che si definisce «boom economico». In quindici anni si passa dal villaggio contadino, all'età industriale e all'età postindustriale, cambiando tutto quanto in un modo sregolato, privo di logica e di bellezza, di sacro e di poesia. Una mutazione genetica le cui tappe sociali e storiche sono segnate: il rione della vecchia classe operaia, la differenza antropologica coi vecchi contadini, e con i proprietari del paese, i ghetti dei primi emigrati, la fine dei contadini, la chiusura della vecchia fabbrica, la nuova produzione dei padroncini e lavori a domicilio, la grande ondata migratoria, la distruzione del bosco comune, l'edilizia selvaggia, la musica ribelle giovanile, per finire con l'esplosione del Sessantotto. Ma che sono rappresentate narrativamente in maniera appunto mitica, cioè a dire per quadri e per figure tipiche, personaggi e episodi che forniscono l'immagine mobile del cambiamento nelle sue tappe diverse. «Il mitico mondo della sua infanzia e della sua adolescenza in cui è facile leggere anche l'infanzia e l'adolescenza dell'Italia moderna»: e la sintetica ed esatta definizione di Nanni Balestrini. Almeno nella misura in cui l'infanzia e l'adolescenza dell'Italia del dopoguerra che diventa moderna è una storia di grande solitudine. Della solitudine di classi senza privilegio e senza posto nella storia ufficiale lanciate nel tappeto volante della storia reale. Come il bambino che racconta la sua fantastica vita.

Autore

Sergio Bianchi (Tradate, 1957) è direttore editoriale della casa editrice DeriveApprodi, a Roma. Ha curato i saggi: L'Orda d'oro. La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale (Feltrinelli); La sinistra populista (Castelvecchi); Settantasette. La rivoluzione che viene (DeriveApprodi).

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