Garibaldi o La conquista delle Due Sicilie

Garibaldi o La conquista delle Due Sicilie

A cura di Bettino Craxi

Le tumultuose vicende che vanno dalla morte di Ferdinando II all'incontro di Teano.

La ragguardevole parte tenuta dal curatore di questo volume sulla scena pubblica italiana ed estera esime l'editore dalle presentazioni. Inoltre, l'editore si asterrà scrupolosamente dai facili accostamenti fra la Caprera sulla cui sobria scena si chiude il libro e la destinazione provvisoria del curatore; e da ogni altra sentenza. Eroi dei Due mondi, primi ministri, imputati e condannati vanno e vengono, e anche gli editori non stanno tanto bene. Così, quando il curatore vorrà farsi a sua volta autore, l'editore lo ospiterà molto volentieri. L'editore si limita dunque alle informazioni cui il lettore ha diritto. Il libro comparve nel 1861, dunque assai precocemente, a Livorno, per l'Editore Santi Serraglini, che dava fuori anche, contemporaneamente, a dispense, la versione italiana della Vita e Memorie di Giuseppe Garibaldi scritte da lui medesimo e pubblicato da Alessandro Dumas. Il titolo era Garibaldi o la conquista delle due Sicilie. Raccontata da un testimone oculare. (Una successiva edizione livornese «a spese della Società», 1867, dava per autore l'«avv. A.B.»). L'autore viveva e operava a Napoli, e da lì seguiva le vicende tumultuose e fatali che andarono dalla morte di Ferdinando II all'incontro di Teano. Il curatore, riproponendo questo testo vivacissimo, ha scelto di modificarne parzialmente il linguaggio per alleviare la lettura comune da arcaismi o locuzioni rare: preferendo, per intenderci, «questo» a «cotesto»; «orme» a «pedate». L'ha fatto con una mera intenzione divulgativa, senza toccare in alcuna parte l'impianto del testo originario, né togliendo né aggiungendo. Dove la trascrizione dell'originale per la facilità della lettura avrebbe tradito la peculiarità del linguaggio, come nei decreti regi, in discorsi e lettere personali, nei proclami dello stesso Garibaldi ecc., si è conservato il testo originale. Resta, a un editore in Palermo che è poi un'editrice, di riservare un pensiero a quel vecchio nome geografico di Due Sicilie, che ha un suono strano e fiabesco, e promettente: così lontano da un tempo in cui Napoli prendeva il nome dalla Sicilia, e Torino dalla Sardegna. In cui il continente si nominava dalle sue isole.

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