L’indialetto ha la faccia scura. Giudizi e pregiudizi linguistici dei bambini italiani

L’indialetto ha la faccia scura. Giudizi e pregiudizi linguistici dei bambini italiani

I giudizi e i pregiudizi nei confronti del dialetto e della cultura dialettale di circa 9.000 bambini di terza, quarta e quinta elementare. Se ne ricava una rete assai complessa di motivazioni e atteggiamenti, quasi un manuale di psico-sociolinguistica elementare.

L’acquisizione della lingua italiana in una società prevalentemente dialettofona, è stata una delle grandi questioni con le quali la scuola ha dovuto misurarsi dopo l’unificazione del Paese, di cui è stata un essenziale strumento. Nonostante i programmi ufficiali e pur con lodevoli eccezioni, le istituzioni scolastiche tuttavia hanno sistematicamente imposto un modello linguistico in larga misura estraneo agli scolari. Al tempo stesso è stata insinuata e imposta un’idea assai negativa del dialetto e della cultura dialettale, che si è estesa largamente oltre i limiti dell’ambito scolastico. Si sono così via via consolidati atteggiamenti e pregiudizi tuttora presenti nella società. Il progressivo affermarsi di nuovi criteri di educazione linguistica (si pensi a Don Milani, a Tullio De Mauro e alla Società Linguistica Italiana, al GISCEL, a grandi educatori e maestri come Mario Lodi e Bruno Ciari) non ha impedito che una considerevole parte della classe docente continuasse a considerare la dialettofonia uno dei fattori più rilevanti dello svantaggio scolastico, e il dialetto come una «malerba da estirpare». Muovendo da questa realtà, è stata condotta, a partire dal 1995, un’ampia ricognizione in 167 centri di tutte le regioni italiane. Circa 9.000 bambini di 3ª, 4 ª e 5 ª elementare  si sono spontaneamente pronunciati circa le differenze tra lingua italiana e dialetto, producendo testi (di cui si pubblica qui una selezione) nei quali affiora un’ideologia linguistica intrisa di stereotipi negativi robustamente radicati nell’immaginario infantile. Se ne ricava una rete assai complessa, e talvolta impressionante, di motivazioni e giudizi, quasi un manuale di psico-sociolinguistica elementare. Nonostante il traghettamento verso una lingua comune sia già quasi compiuto, il libro offre spunti di riflessione più che mai attuali in un mondo nel quale si impone la urgenza di nuovi percorsi – corretti e rispettosi – di integrazione linguistica e più in generale una più illuminata comprensione dei fenomeni di multiculturalismo da cui è particolarmente caratterizzato il nostro tempo.

Autore

Giovanni Ruffino insegna Linguistica italiana nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo. Il suo prevalente impegno scientifico è rivolto alla dialettologia, alla geografia linguistica, alla sociolinguistica e alla lessicografia. È direttore del Centro di studi filologici e linguistici siciliani e responsabile del progetto ALS – Atlante Linguistico della Sicilia, con «l’Archivio delle parlate siciliane». È componente del Comitato scientifico della «Rivista Italiana di Dialettologia» (Bologna) e di «Géolinguistique» (Grenoble), ed è autore di numerosi articoli del «Lessico Etimologico Italiano» (Saarbrücken). Ha recentemente pubblicato un Profilo linguistico della Sicilia (Laterza, 2001) e, con Mari D’Agostino, I rilevamenti sociovariazionali. Linee progettuali (2005). Per questa casa editrice ha curato il volume Gli italiani e la lingua (2005).

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