Lettera agli ateniesi

Lettera agli ateniesi

Traduzione dal greco antico Paolo Fai
Titolo originale: ΑΘΗΝΑΙΩΝ ΤΗΙ ΒΟΥΛΗΙ ΚΑΙ ΤΩΙ ΔΗΜΩΙ
A cura di Paolo Fai
Nota di Luciano Canfora

Testo greco a fronte

In questa lettera, scritta nel 361 al popolo di Atene, Flavio Claudio Giuliano racconta la sua storia e i suoi contrasti con l’imperatore Costanzo II. Dalle prepotenze subite alla presa del potere e la guerra al cugino. Parole in difesa delle sue scelte che vibrano di indignazione e insofferenza.

In questa lettera, scritta nel 361, Flavio Claudio Giuliano ricostruisce la vicenda che lo vede contrapposto all’imperatore Costanzo II. Si rivolge al popolo di Atene, città nella quale ha vissuto e si è in parte formato, e racconta la sua storia, da quando Costanzo, suo cugino, ha sterminato la sua famiglia lasciandolo in vita perché ancora bambino. Si appella alla legge Giuliano, ricorda come l’imperatore si sia appropriato di tutti i suoi beni e lo abbia poi segregato, tenendolo a lungo lontano dalla corte. Poi l’incarico di una spedizione in Gallia dove i successi militari di Giuliano suscitano il sospetto e l’invidia dell’imperatore, al quale tuttavia egli continua a mostrarsi fedele. E quando nel 360 le truppe lo proclamano Augusto, l’imperatore non può che muovere guerra al cugino (ma il conflitto si esaurirà prima ancora di iniziare per la morte dello stesso Costanzo).
Tutte queste cose racconta Giuliano agli Ateniesi, che sono il simbolo stesso della giustizia, e a loro si appella per sostenere con forza le sue scelte. Parole che vibrano di indignazione contro Costanzo, di insofferenza contro le prepotenze subite e svelano i sentimenti più intimi. «Questa la condotta che mi parve giusta» conclude, di cui in primo luogo «rimisi il giudizio agli dei». Perché è anche la religione che separa i due cugini. Da quando nel 313 l’imperatore Teodosio aveva proclamato il cristianesimo religione di stato, gli ultimi fuochi del paganesimo morente sono rappresentati proprio da Giuliano, denominato poi l’Apostata per avere rinnegato la religione cristiana alla quale era stato educato. Nessuna invettiva però nella Lettera contro i cristiani, solo una ricostruzione degli avvenimenti storici che lo hanno visto protagonista.

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