Il libro invisibile

Il libro invisibile

Lingua originale: russo
Titolo originale: Nevidimaja kniga
A cura di Laura Salmon

I tentativi fallimentari dell’autore di essere pubblicato nel difficile ambiente della Russia Sovietica. Una «commedia autobiografica» in cui tragico e comico si coniugano, come sempre,  magistralmente.

Dovlatov è morto giovane, meno che cinquantenne nel 1990 nel suo esilio di New York. Forse nessuno meglio di lui è riuscito a raccontare l’Homo sovieticus, i suoi caratteri essenziali quali erano quelli degli ultimi decenni del comunismo prima della caduta, quando il regime era diventato soprattutto il regno della stupidità. E chissà quali vette d’umorismo avrebbe raggiunto se avesse potuto descrivere le sue trasformazioni successive. Poiché – come nota Laura Salmon, curatrice di questo volume – Dovlatov possedeva in modo sublime ciò che Pirandello considera il vero umorismo, cioè «il sentimento del contrario». Un «riso tra le lacrime» che pare aver colto il vero cuore della società in cui viveva, consistente, appunto, nel contrario di quanto preteso dal dogma di Stato: che gli esseri umani sono per natura buoni e stupidi naturalmente. Invece a Dovlatov appaiono maliziosi, forse maligni per natura, e molto intelligenti. È come se l’oppressione burocratica li costringesse a una bizzarra anarchia morale, una perpetua instabilità da emarginati, quale unico mezzo di sopravvivenza quando gli unici possibili legami civili ufficiali con gli altri sono quelli della stupidità. E questo contrasto tra il dogma e la realtà, rende tutti quanti, privilegiati ed oppressi, straordinariamente umani e straordinariamente divertenti. Così leggere le tante situazioni comiche, i tanti personaggi spontaneamente surreali, i dialoghi assolutamente imprevedibili, è come fare un amaro ed allegro viaggio, un on the road in un luogo spensierato perché oltre ogni speranza. Il libro invisibile, come le altre sue opere, è una «commedia autobiografica» e racconta dei tentativi fallimentari dell’autore di essere pubblicato in un ambiente in cui, più che la censura che ha il pregio di essere definita e netta, agisce un altro, più micidiale e condizionante meccanismo: «L’inettitudine totale non era spendibile. Il talento era sospetto. La genialità terrorizzava. La moneta più gradita era una moderata competenza letteraria». Ma parlare di sé è in realtà il pretesto per presentare il numero infinito di incontri, in cui, per l’occasione, si è articolata la ricerca di questo geniale e solitario narratore di storie, che parte dall’URSS anni Ottanta ma, come Gogol’ muoveva dalla Russia zarista, in cerca dell’animo umano universale.

Autore

Sergej Dovlatov (1941-1990), nato da una famiglia di gente di spettacolo, dopo una giovinezza sregolata si dedicò al giornalismo, lavorando per giornali di provincia, dai quali veniva regolarmente licenziato per indisciplina. Nel 1978 emigrò negli Stati Uniti, dove furono pubblicati i suoi racconti e romanzi, «commedie autobiografiche» pervase di umorismo instancabile e classicamente russo. Di Dovlatov, questa casa editrice ha pubblicato Straniera (1991, 1999), La valigia (1999), Compromesso (1996, 2000), Noialtri (2000), Regime speciale (2002), Il Parco di Puškin (2004), La marcia dei solitari (2006), Il libro invisibile (2007) e Il giornale invisibile (2009).

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