La malinconia del critico

La malinconia del critico

9 dicembre 1901. Nasce la Terza pagina. L'avventura novecentesca del giornalismo culturale raccontata con un metodo originale tra storia e sociologia.

La Terza pagina - racconta Beppe Benvenuto - nacque dall'idea di un giovane direttore di giornale che cercava un modo di incuriosire il suo pubblico. E, sul «Giornale d'Italia», trattò il debutto della Francesca da Rimini di D'Annunzio, nell'interpretazione della divina Duse, come un evento di portata giornalistica universale. «La serata era quella del 9 dicembre 1901. Rompendo ogni regola, visto che "non si parlava di altro in tutta la penisola" Alberto Bergamini decise che, in fondo, "la tragedia dannunziana aveva non minore importanza di un discorso dell'on. Giolitti ai suoi elettori di Dronero"». Da quel momento la Terza pagina s'accampa nei giornali, diventa il luogo del proficuo incontro tra giornalisti e letterati e critici, insegnando effettivamente il buon italiano a tutti e tre. E diventa il regno del critico letterario, figura balzata in primo piano grazie all'informazione culturale, e che di questa ha seguito la traiettoria di cometa. Nato con la cultura di massa, il critico, ne condivide tutti i caratteri, nel bene e nel male: il rapporto tormentato di cultura e mercato, la difficile definizione tra fruitori e produttori di testi, la collocazione divisa dalla parte del lettore o dello scrittore, l'ambigua potenza e infine la attuale dispersione. È questa divisione lo stato permanente, ontologico, di «malinconia» del critico. Con un metodo originale tra storia e sociologia, collocandosi in una dimensione che potrebbe dirsi metacritica, Benvenuto esplora il campo di questa malinconia. E si inoltra in realtà in una disciplina nuova: quella che guarda al giornalismo culturale, non tanto come un riflesso di ciò che accade nel mondo della cultura, ma proprio come produttore di cultura esso stesso. E nel suo stile di cronaca agile, i dibattiti, i conflitti tra le idee, le dispute, non di rado accompagnati dal resoconto di «cosa ci sta sotto», assumono il corpo vivo della contemporaneità. In appendice il volume offre la rassegna antologica di alcuni degli interventi e articoli più importanti intorno alla storia e al destino presente del critico.

Autore

Beppe Benvenuto è stato responsabile della pagina culturale del «Foglio», attualmente è docente all'Università di Palermo e alla Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano. Ha curato per questa casa editrice numerosi volumi e pubblicato Omodeo a Palermo (2001), Elzeviro (2002), Giuseppe Prezzolini (2003) e A margine (2007).

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