Il mare che bagna i pensieri

Il mare che bagna i pensieri

Lingua originale: tedesco
Titolo originale: Mehr Meer. Erinnerungspassagen
A cura di Mario Rubino

La storia di un’infanzia e di una giovinezza fra Europa dell’est e dell’ovest dall’immediato dopoguerra alla fine dell’impero sovietico. 

Questi ricordi rievocano un’infanzia e prima giovinezza nomade tra gli anni Quaranta e Sessanta. Dietro c’è lo spazio geografico tra Trieste e Cracovia, in cui si transita superando lingue più che frontiere, ma unito, come ebbe a dire l’autrice, «nel modo di pensare, di sentire, persino già nello stile architettonico, nella tradizione letteraria». Un’area definita, dallo scrittore jugoslavo esule Danilo Kiš, «nostalgia d’Europa». E questa pervadente nostalgia colloca la condizione della piccola Ilma e della sua famiglia: padre sloveno, madre ungherese, sempre con le valigie pronte. Un vagabondare dalla Slovacchia fino a Zurigo, passando per Budapest, Lubiana, Trieste, che non fu conseguenza di sventure o di precarietà personali, quanto di un trovarsi a seguire le onde dei destini collettivi, le complesse questioni identitarie, i cambiamenti politici e a volte di confini. Per cui questi «passaggi della memoria», ancor più a causa del loro essere intimi, sensitivi, finiscono con il ricostruire una specie di memoria storica, filtrata dalla coscienza vibrante a ogni mutamento di una bimba quadrilingue, dimorante in nazioni senza coste con la brama di seguire i fiumi fino al mare promesso, divisa tra Dostoevskij e i rituali delle diverse religioni, Bach e le canzoni popolari. E danno un senso preciso alla «nostalgia d’Europa»: è vivere in patrie che portano incisi in ogni luogo e in ogni immagine i segni di popoli che c’erano fino a ieri e ora non ci sono più; è scoprire sempre, tra una bambola di pezza e il primo bacio, nel racconto del vicino di casa o degli zii o degli amici di ieri, che la Storia più vasta è il fato delle piccole vite; è apprendere ad essere stranieri come modo di vivere. Nella scrittura della Rakusa questa estraneità è lo stile dello sguardo periferico, della prosa descrittiva, che costruisce scene e personaggi remoti attraverso un oggetto o una luce, ricorrendo spesso, per superare i confini delle parole, a poesie, canzoni, dialoghi immediati, favole narrate, frammenti di cultura orale.

Autore

Ilma Rakusa scrittrice poetessa critico e traduttrice, nata in Slovacchia nel 1946, da padre sloveno e madre ungherese, ha vissuto in diversi paesi dell'Europa centro-orientale prima di stabilirsi a Zurigo. Scelse il tedesco come propria lingua, in cui ha composto liriche, scritto racconti e saggi. Questo libro ha vinto nel 2009 il premio dell'Associazione dei librai e degli editori svizzeri.

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