Memorie lontane

Memorie lontane

Nota di Beppe Benvenuto

Uno dei racconti più belli, mossi con più grazia, del Novecento italiano: «un che di amaro, di incompiuto che sta dietro al sorriso a si mescola struggente alla dolcezza del ricordo» (Geno Pampaloni).

«Mezzo secolo, e più, è passato; una selva di anni si è messa di mezzo fra quei giorni di amore e di dolore, e l'oggi; ma l'immagine di Filli, chiara, colorita e fulgente, è sempre viva nella mia memoria e nel mio cuore. Ho vissuto anch'io»: con questa fine da idillio, di intenerita malinconia, si chiude Memorie lontane, uno dei più belli e meglio mossi e di più profonda suggestione tra i racconti della letteratura italiana novecentesca. Ma l'idillio non ne è che un aspetto e nemmeno il maggiore. Pancrazi - l'attento critico al quale si deve il ricordo di questo racconto sfuggito a tutti, perfino allo stesso Croce: unico fiore di un irregolare delle lettere, grande borghese e uomo di mondo della Firenze tra Otto e Novecento - notava che Memorie lontane è giocato in realtà su due piani. Nel primo è il quadro di una famiglia di un ambiente e di una città, preso nel momento in cui la Firenze Granducale passa, nel 1859, con una specie di farsa insurrezionale, nel nascente Stato Sabaudo; nel secondo, che col primo si interseca, è l'amore breve di un bambino per la sua Filli destinato, come tutte le cose dei bambini, a perdersi, a dissolversi come un'ombra nel buio dell'indifferenza del mondo adulto. E se nel secondo piano c'è la tenerezza e il rimpianto dell'idillio, il primo è dominato da un umorismo scherzoso, da una grazia di movimento, da un canzonare appena cinico che sembra culminare (verrebbe da dire: gattopardescamente) nella giornata in cui la famiglia, ieri presentata alla Granduchessa, prepara di nascosto dai bambini il tricolore che esilierà il Granduca. E i due piani sono saldati insieme in una miscela dall'inconfondibile aroma: «un che di amaro - osservava Geno Pampaloni, di questo racconto che amava - di incompiuto che sta dietro il sorriso e si mescola struggente alla dolcezza del ricordo». Un'aura di sconfitta, di inettitudine, di inadeguatezza straordinariamente moderna: esistenziale storica e politica insieme.

Autore

Guido Nobili (1850-1916) figlio di una famiglia fiorentina dell’aristocrazia borghese e agraria, parte di quella «consorteria toscana» che formerà, assieme al gruppo piemontese, il cuore della Destra storica al governo subito dopo il 1861, fu avvocato (esercitando pochissimo)giornalista polemista e avaro scrittore, ma fu soprattutto un gentiluomo amante della vita campagnola e di una moderata mondanità. Scrisse un romanzo autobiografico - Senza bussola (1916) - un numero di pamphlet di polemiche politiche improntate a umori e opinioni tra l’anarcoide il liberismo estremo e il reazionario, e pochi racconti tra cui spicca questo Memorie lontane: opere raccolte nel postumo Bozzetti, scritti polemici e pagine sparse (1916).

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