La mia vita

La mia vita

Lingua originale: tedesco
Traduzione di Simona Bellini
Titolo originale: Mein Leben

«Un lungo racconto ricco di aneddoti che ci dà il ritratto a tutto tondo di un personaggio straordinario, ma anche della Germania nazista e del suo dopoguerra, dei più grandi scrittori tedeschi, della catastrofe e della rinascita del suo popolo» (Paola Sorge, «La Repubblica»).

«Che romanzo avrebbe potuto mettere insieme con questa storia!», ha scritto Mario Vargas Llosa della autobiografia del grande critico tedesco, forse il più influente e ascoltato, al suo apparire in Germania accompagnata da controversie e polemiche. E in effetti sono tante le svolte le crisi e le rinascite di una vita attraverso il Novecento, che la materia del romanzo, storia di un uomo e affresco corale di un'epoca contemporaneamente, ci sarebbe stata tutta: ebreo nato in Polonia in una antica città sulla Vistola e trasferitosi a nove anni a Berlino, in seguito al fallimento del padre, studente vide vincere il Nazismo, fu rinchiuso nel Ghetto di Varsavia e sopravvisse con la moglie a Treblinka, tornato in Polonia fu funzionario del partito comunista e lavorò come spia al servizio del governo, fuggì in Germania nel 1958 e qui divenne quello che è oggi: un signore delle lettere, con un diario di incontri da pari a pari, severo e incorruttibile nel giudizio, con tutti i grandi della letteratura mitteleuropea: Brecht, Canetti, i Mann, Frish, Böll, Günter Grass, per ricordarne alcuni. Ma in questa materia romanzesca, Reich-Ranicki si muove senza orrore e senza eccesso, senza autocommiserazione e senza vanità, come se scrivesse di un altro, come se seguisse peripezie il cui esito è sconosciuto al protagonista e quindi anche all'autore. E in questo guardare al fatto nella sua innocenza, in questo sobrio nascondere nel racconto la mano di chi scrive, sta la differenza con la mera biografia e il romanzo c'è tutto. Il romanzo di un uomo nato dalla sua civiltà di parole e subito rapito da due amori: i libri e il mondo germanico, al punto da accettare di entrambi a ciglio asciutto anche la sorprendente, nascosta, barbarie.

Autore

Marcel Reich-Ranicki è nato a Wlodawek nel 1920 ed è cresciuto a Berlino. È stato critico letterario de Die Zeit dal 1960 al 1973 e, dal 1973 al 1988, direttore della rubrica «letteratura e vita letteraria» della Frankfurter Allgemeine Zeitung. Dottore honoris causa di varie università (Uppsala, Augsburg, Bamberg, Düsseldorf) dal 1988 conduce un celebre programma culturale in televisione. È autore di una dozzina di saggi sulla letteratura tedesca.

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