I pazzi di Grégoire

I pazzi di Grégoire

Il racconto della vicenda umana di un africano eccezionale, Grégoire Ahongbonon, in un libro assai singolare a metà tra Antropologia e letteratura.

Questo è un libro assai singolare. Non tanto perché sta a metà tra Antropologia e letteratura, quanto perché presentandosi come il racconto della vicenda umana di un africano eccezionale, Grégoire Ahongbonon, di fatto è una non usuale testimonianza della inquietudine intellettuale di un antropologo particolarmente attento alle realtà osservate. Deciso a raccontare delle sue esperienze di ricerca in Africa, Valerio Petrarca, per uno strano gioco di specchi rovesciati, finisce infatti con il viversi cambiato radicalmente rispetto alla sua rappresentazione del mondo. Le strutture create a Bouaké da Grégoire ospitavano, quando Petrarca le ha visitate, pazzi e scartati di ogni tipo. Grégoire è arrivato a farsi carico di questa realtà sulle orme del Vangelo, anche in conseguenza della cancellazione a causa della guerra in Costa d’Avorio di ogni forma di assistenza pubblica. Soprattutto una condizione come questa, ma non solo, ha portato Petrarca a riflettere sulle ragioni del suo lavoro scientifico oltreché sul mondo osservato. Parlarne è stato per lui il tentativo di esorcizzare la scoperta, convertitasi in alienazione intellettuale, che contro la presunzione dell’Antropologia di assumere l’io narrato come testimonianza degli altri io, si denunciano eventi, la guerra in Costa d’Avorio, ma anche molti altri, in cui «le classificazioni concettuali si sbriciolano a una a una e non restano che individualità separate e sperdute». Le pagine di Petrarca vogliono essere anche un tentativo di dare voce a queste umanità disperse, esorcizzando nello stesso tempo una inquietudine personale dovuta all’evidente fallimento della pretesa delle scienze sociali di volgere le diverse realtà in costruzioni concettuali in grado di farne intendere le dinamiche segrete.

Autore

Valerio Petrarca (Napoli, 1956) insegna Antropologia culturale nell'Università di Napoli «Federico II». Le sue ricerche riguardano la storia delle tradizioni popolari in area mediterranea e i dinamismi sociali e religiosi dell'Africa nera contemporanea. È stato borsista dell'Istituto Italiano per gli Studi Storici «B. Croce» e ha insegnato nell'Università dell'Aquila dal 1989 al 2005. Tra le sue opere: Demologia e scienze umane (Napoli 1985); Le tentazioni e altri saggi di antropologia (Roma 1990); Messia nero. Stregoneria, cristianesimo e religioni tradizionali in Costa d'Avorio (Roma 2000), lavoro accresciuto e aggiornato per l'edizione francese Un prophète noir en Côte d'Ivoire. Con questa casa editrice ha pubblicato Di Santa Rosalia Vergine Palermitana (1988) e Pagani e cristiani nell'Africa nera (2000).

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