Pianto nell'oscurità

Pianto nell'oscurità

Lingua originale: tedesco
Titolo originale: Weinen in der Dunkelheit
A cura di Giuditta Franchi

Con pensieri semplici e limpidi, un diario d'infanzia, racconta cos'è la solitudine vera e concreta degli orfani nella Germania comunista.

Questo diario dell'infanzia e dell'adolescenza di una ragazza vissuta da orfana nella Germania comunista, semplice e limpido nella scrittura e nei pensieri, ha avuto nel suo paese un grande successo. La curiosità immediata era evidente: come si viveva nelle istituzioni totali per orfani in un paese totalitario (anzi, forse, nel paese-immagine del totalitarismo)? E Ursula Burkowski questa curiosità soddisfa raccontando, con l'obiettività puntigliosa e il distacco candido proprio dei bambini, il suo lungo viaggio solitario dal 1953 al 1969 entro i vari gradi della macchina del reinserimento e della reclusione. Ma è una macchina che in realtà funziona bene. Meno sadica dei nostri ospedali psichiatrici nelle immagini abituali, meno umiliante e stupida di una caserma dei film anti-militaristi americani, meno inumana dei ricoveri per anziani delle denunce giornalistiche, più formativa di una buona scuola professionale, meno oppressiva ideologicamente di una scuola di partito, meno repressiva e sessualmente deviante di un convento. Ciò che colpisce non è, paradossalmente, la sofferenza e la solitudine; o forse una forma più definitiva di sofferenza e solitudine: Ursula e gli altri bambini abbandonati si formano, entro l'istituzione separata, come un vero e proprio popolo separato (tanto separato da riprodursi separatamente: saranno orfani, incredibilmente, anche i figli degli orfani). E crescendo si uniscono e si fondono progressivamente a un altro popolo a parte, quello dei giovani normali. Cos'è la solitudine vera e concreta degli orfani, racconta Pianto nell'oscurità; ma spiega anche cosa fu la società dell'utopia totalitaria, guardando da un suo segmento: una ignota solitudine che si espande come una epidemia psicologica.

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