Ricordo di Fleeming Jenkin

Ricordo di Fleeming Jenkin

Lingua originale: inglese
Traduzione di Paolo Zanotti
Titolo originale: Memoir of Fleeming Jenkin
A cura di Remo Ceserani, Paolo Zanotti

Questo libro può irretire per la fascinazione del mare e della marineria, per il gioco dell'avventuroso e dell'arte innocente e pura del costruire (costruire un destino, una fortuna, o un ponte telegrafico verso l'Africa). Omaggio di Stevenson ad un uomo che fu per lui il modello di una vita che avrebbe potuto essere e non fu.

Ciò che sanno i lettori di Stevenson (ciò che sa, per esempio, Borges, e motiva in una splendida breve professione di fede sull'arte del raccontare; o che ha raccontato, ricordando se stesso bambino e il suo incontro con L'isola del tesoro, un magnifico e appartato scrittore italiano come Silvio D'Arzo) è che si è, o no, stevensoniani. Si aderisce, cioè, o meno, a un certo stile nell'affrontare l'esistenza, che si intuisce nella prosa e nell'intreccio, si riconosce poi nel personaggio Stevenson, diventa modestamente, non ossessivamente, mitico, perdura come un certo vago desiderio sognante di amicizia con lo scrittore. Leggere questo inedito - Ricordo di Fleeming Jenkin - è un altro modo di incontrare Stevenson. È un omaggio che lo scrittore rende a un amico paterno da poco scomparso, raccontandone, con taglio preciso di biografo, la vita; ed è anche il modo che Stevenson trovò per fissare in sé la memoria di un uomo che fu per lui il modello di una vita che avrebbe potuto essere e non fu (Jenkin era ingegnere, professore dei corsi universitari che Stevenson non completò; Stevenson era atteso per tradizione da una carriera di costruttore di fari). Ed è illuminante, struggente a tratti, come in una biografia, quasi obbligatoriamente ufficiale, si ricavi a forza il gioco dell'avventuroso, si distilli la fascinazione del mare e della marineria, la meraviglia innocente e pura per l'arte umana del costruire (costruire un destino, una fortuna, o un ponte telegrafico verso l'Africa).

Autore

Robert Louis Stevenson (Edimburgo, 1850) visse gli ultimi anni, dal 1889 al 1894, anno della sua morte, nelle isole dei Mari del Sud, soggiornando qualche mese nelle Hawaii, dove ebbe modo di incontrarsi con l’opera umanitaria di Padre Damiano. Terminò questa biografia del più anziano amico Fleeming Jenkin nel 1888. Jenkin, viaggiatore, ingegnere e professore nei corsi universitari frequentati svogliatamente da Stevenson, nato nel 1833, era morto tre anni prima, nel 1885. Di Stevenson, questa casa editrice ha pubblicato: Il diamante del Rajà (1979), L'isola del romanzo (1987), Weir di Hermiston (1994), Il riflusso della Marea (1994), Lettera al dottor Hyde (1994).

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