Il ricordo d'un canto che non sento. Poesie e prose inedite: 1944-1950

Il ricordo d'un canto che non sento. Poesie e prose inedite: 1944-1950

A cura di Giuseppa Saccaro Del Buffa Battisti
Con 4 disegni dell'autore

«Vieni, disperazione, brucia il mio corpo nudo sulle pietre, finché possa urlare. Allora sentirò cantare gli angioli delle volte d'oro». Una raccolta di inediti del grande studioso di storia dell'arte.

«Una specie di millepiedi» André Chastel ha definito l'opera scritta più nota di Eugenio Battisti, Antirinascimento. Ne indicava l'eruditismo trasgressivo e divagante, alla Foucault, di ritrovare, nella storia dell'arte e delle idee, tracce di una linea di incongruità e negatività del Rinascimento. Un'altra opera principale di Battisti è non scritta ma ugualmente trasgressiva ed erudita, la fondazione nel 1983 dell'Associazione Internazionale per gli Studi sull'Utopia, con lo scopo malinconico e singolare di indagare nelle utopie del passato e del futuro, di conservarne la memoria materiale e proiettarne i programmi. Le poesie e prose sparse di Il ricordo d'un canto che non sento furono scritte tra il 1944 e il 1950, negli interstizi della severa preparazione scientifica e dell'impegno politico del dopoguerra. Un'eco di Montale vi si avverte, come denuncia l'autore, e di quella letteratura dei barlumi brevi e degli stati d'animo da cogliere al momento: millepodismo, appunto, il cui valore è tutto nell'intensità del sentire e nel simbolismo della parola. E nella vaghezza, nella tristezza, nel sentimento dell'assenza di un qualcosa di sospeso in un vuoto: cioè nell'utopia.

Autore

Eugenio Battisti (1924-1989), storico dell’arte, professore emerito della Pennsylvania University e docente di Storia dell’architettura nell’Università di Roma, oltre alle numerose monografie e allo studio sull’Antirinascimento (ripubblicato a Milano nel 1989), ha diretto la rivista «Marcatrè», è stato tra i fondatori della Società Italiana per l’Archeologia Industriale, ha promosso e presieduto l’Associazione Internazionale per gli Studi sulle Utopie. Gli scritti di Il ricordo d’un canto che non sento sono stati trovati tra le sue carte, già ordinati per la pubblicazione, dopo la morte.

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