Scrivano Ingannamorte

Scrivano Ingannamorte

Nota di Piero Di Siena
Prefazione di Andrea Camilleri

Una scoperta: «un libro indiscutibilmente necessario», secondo Camilleri. È il romanzo, scritto di getto nel 1977 e trovato tra le sue carte solo dopo la morte, di Francesco Laudadio, che fu, prima, giovanissimo responsabile del «lavoro nelle campagne» del PCI barese e, dopo, sceneggiatore e regista cinematografico.

Questo libro «è, sì, un romanzo – scrive Andrea Camilleri nella Prefazione – ma, insieme, è un saggio storico, un poema in prosa, un racconto epico». Da leggere «con piena, totale disponibilità a seguirlo nei suoi percorsi, nel suo libero trascorrere da una storia all’altra, nei suoi continui sbalzi di tono, totalmente abbandonandosi al fluire ora disteso ora tumultuoso di un narrare che pare voler mimare il corso imprevedibile e capriccioso della Storia». Il narratore, segretario di una Camera del Lavoro di un paese pugliese che racconta a un giornalista dei suoi avi e di se stesso, porta un antico soprannome: Scrivano Ingannamorte. E rappresenta una specie di eterno popolano meridionale, lo spirito umanamente perenne della movimentata, dolorosa, a tratti ferina e grottesca, vicenda della lotta di classe nel Sud. Come un eternauta del ribellismo disperato dei cafoni, va avanti e indietro nel tempo, incarnandosi di volta in volta nel seguace del cardinale Ruffo antifrancese e antigiacobino, o nel brigante in lotta contro l’occupante Sabaudo amico dei signori, o nel capopopolo delle leghe socialiste contro la prepotenza proprietaria, o nel sindacalista agrario alla Di Vittorio negli anni ferventi del secondo dopoguerra. Così, libero di fluttuare nel tempo, mostra la speciale dimensione picaresca, materialistico-visionaria di una parte importante della storia sociale e civile; e forse anche, a conoscere la biografia dell’autore, celebra un malinconico, riconoscente addio a un pienissimo universo umano che sta per scomparire. Scrivano Ingannamorte è una scoperta: «un libro indiscutibilmente necessario», secondo Camilleri. È il romanzo, scritto di getto nel 1977 e trovato tra le sue carte solo dopo la morte, di Francesco Laudadio, che fu, prima, giovanissimo responsabile del «lavoro nelle campagne» del PCI barese e, dopo, sceneggiatore e regista cinematografico.

Autore

Francesco Laudadio (1950-2005) fu un dirigente del PCI pugliese, nel settore bracciantile e contadino, dopo la stagione del Movimento studentesco di cui fu leader a Bari. Nel 1975, trasferitosi a Roma, iniziò la strada nel cinema, lavorando come aiuto con Monicelli, Scola, Sordi, e Sergio Leone. Da regista per il cinema diresse: Grog, Fatto su misura, Topo Galileo, La riffa, Persone per bene, partecipando anche a due film collettivi: L’addio a Berlinguer e Esercizi di stile; per la televisione: L’ultimo concerto e le serie Il mastino e Inviati speciali.

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