La Scuola di Architettura di Palermo nella Casa Martorana

La Scuola di Architettura di Palermo nella Casa Martorana

Prefazione di Mario Giorgianni

Presentazione di Marcella Aprile

Un complesso architettonico dove si sono sedimentate le memorie della storia civile e religiosa di una città, una storia di largo respiro sul farsi e il disfarsi di un edificio attraverso i secoli, illuminante per la comprensione delle vicende umane che quelle metamorfosi hanno determinato.

Le storie dei palazzi e dei monumenti urbani, scritte da architetti, hanno il fascino suggestivo di trasformare in corpo vivente e autonomo ciò che viene spontaneo considerare (con presunzione) solo lo spazio muto in cui accadono i fatti degli esseri umani. Nel cuore di Palermo, all’estremità orientale dell’antico «Cassaro» e accanto alle chiese normanne di S. Cataldo e dell’Ammiraglio, è «acquattato» un vasto complesso di edifici, originati a partire dalla fine del 1100. È il Monastero della Martorana (in realtà di San Simone, ma detto così dal nome della sua fondatrice), che nell’ultimo secolo e mezzo di vita ha cambiato più destinazioni d’uso, tutte più o meno in funzione pubblica. Infatti è diventato, nel 1867, prima «Scuola di applicazione per ingegneri e architetti» (ossia «l’università» del grande Giovan Battista Filippo Basile), poi Facoltà di Ingegneria e negli ultimi quarant’anni sede della Facoltà di Architettura. È impossibile percepirne oggi il ruolo nel paesaggio urbano della Palermo del tempo per il cambiamento totale dei contesti. Ma la ricostruzione della sua vicenda, che scorre capillarmente intrecciata alla storia generale, di quel ruolo coglie il contorno inconfondibile. La Martorana è contemporaneamente il prezioso contenitore di secoli e secoli di simboli cittadini, conservati nella costruzione e velati da strati successivi di nuovi simboli, vetusto come pochi altri monumenti europei arrivati in uso fino a noi; ed è testimonianza di un’urbanistica sincretica e stratificata come quella di Palermo, in cui il nuovo si sovrappone all’antico senza cancellarlo mai del tutto ma in uno strano e ambiguo rapporto di continuità e negazione insieme. Questo libro ne presenta la storia quasi millenaria.
«Il testo – scrive l’autore – che è preceduto da una lunga introduzione sul contesto urbano in cui sorge il manufatto, è stato suddiviso in quattro parti: nella prima si esaltano le qualità artistiche e il valore di testimonianza di alcuni suoi ambienti, o elementi, suggerendo in qualche caso auspicabili azioni di tutela e di salvaguardia; nelle altre parti si prendono in esame i periodi corrispondenti alle sue rispettive destinazioni d’uso: monastero, Scuola di Applicazione (poi Facoltà di Ingegneria), Facoltà di Architettura».

Autore

Giovanni Cardamone vive a Palermo dove insegna Restauro Architettonico nel corso dilaurea in Scienze dell’Architettura. Ha collaborato a numerose pubblicazioni attinenti la storia dell’architettura, delle città e del territorio della regione Sicilia. Tra le ricerche pubblicate si segnalano: La chiesa di S. Maria di Montevergini a Palermo (1991); Il palazzo Ventimiglia marchesi di Geraci (1995); Committenti, progettisti e appaltatori a Palermo tra XV e XIX secolo (2003); Il convento dell’Immacolata Concezione dei PP. Mercedari Scalzi a Palermo (2004); La rifunzionalizzazione dello spazio nel restauro architettonico (2008).

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