La signorina Felicita e le poesie dei Colloqui

La signorina Felicita e le poesie dei Colloqui

Nota di Beppe Benvenuto

La signorina Felicita ovvero la Felicità, Cocotte, L'amica di nonna Speranza, Totò Merùmeni: tutti gli incantesimi della malinconia del più grande «narratore in versi».

Venticinqu'anni! Sono vecchio, sono / Vecchio! Passò la giovinezza prima, / il dono mi lasciò dell'abbandono! / Un libro di passato, ov'io reprima / Il mio singhiozzo e il pallido vestigio / Riconosca di lei tra rima e rima». Così si presenta al lettore la più bella raccolta di poesie gozzaniane, I colloqui, del 1911, che subito promettono ciò che poi sono: il talento straordinario, ne diceva Montale, di un narratore in versi, e l'ironia, impalpabile enigmatica, di chi non riesce ad aderire, a consentire mai con la realtà e col tempo. Ogni volta che si legge, o si rilegge, Gozzano, si ha sempre l'impressione di averlo, sino a quel momento, sottovalutato. E subito dopo o contemporaneamente insorge un'altra l'impressione: che sia Gozzano stesso a richiederlo. Come se da tutto quanto provenisse l'ambizione di essere lasciato nella pace di una zona grigia tra il ricordo e l'oblio. In penombra. Ragioni di ciò si trovano scavando nel completo repertorio di note critiche, con cui Beppe Benvenuto accompagna questo volume gozzaniano. Le quali tutte - quelle che sottolineano il fuggire dalla libertà, quelle che notano il suo volare a mezz'aria, quelle che si soffermano sulla chiave nostalgica, sulla malinconia, sull'impotenza di chi ama solo le cose irraggiungibili o improbe da amare perché prive di attrattive, sull'isolamento di una corsa disperata dalla malattia e dalla morte ? girano e tornano irresistibilmente verso l'impossibilità di classificare Gozzano. Il grande poeta perplesso.

2001

La memoria n. 505

140 pagine

EAN 9788838917196

Formato e-book: epub

Protezione e-book: acs4

Autore

Guido Gozzano (Torino, 1883-1916) indissolubilmente legato, per spirito e condizione sociale, alla sua città, che non lasciò mai - se non per un viaggio in India di cui consegnò memoria negli articoli per il giornale «La Stampa», poi raccolti nel volume Verso la cuna del mondo (1917) - pubblicò una prima raccolta di poesie nel 1907, La via del rifugio, subito ben accolte sia dalla critica che dai lettori. Ma la sua opera principale, che contiene tutte le sue più originali liriche, contrassegnate dal caratteristico taglio di racconto in versi, è I colloqui del 1911 e pubblicato da questa casa editrice nel 2001 (La signorina Felicita e le poesie dei Colloqui). Si ammalò giovanissimo della tubercolosi di cui sarebbe morto. Scrisse anche un carteggio, le Lettere ad Amalia Guglielminetti.

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