Una donna libera

Una donna libera

A cura di Gianni Grassi
Nota di Marilena Licitra Occhipinti

L'autobiografia di un'invincibile ribelle che narra la vita di ogni giorno e le lotte delle donne per i diritti di libertà.

Sappiamo poco o niente di cos'era veramente la vita delle donne quando adulterio e abbandono del tetto coniugale erano reato, e il prete e il carabiniere prolungavano, fuori casa, il dominio in casa del padre del fratello e del marito. Di quella zona grigia dal dopoguerra agli anni Settanta del Novecento, quando la costituzione già garantiva uguali diritti a tutti, ma costume, tradizione, leggi e poteri quotidiani detenevano le donne nella sottomissione. Ne sappiamo poco o niente, in parte perché quel dominio, come ogni dominio, era soprattutto sequestro di parola e di testimonianza, di memoria; in parte perché la servitù delle donne era anche una servitù volontaria, vissuta come cosa naturale, che quindi non c'era senso a tramandare; in parte perché il ruolo di testimonianza era semmai monopolio di donne che vivevano, pur sotto il dominio, una condizione che tollerava una certa loro libertà e un certo privilegio. Di fronte a un libro come Una donna libera, siamo perciò al cospetto di un documento eccezionale. È l'autobiografia di una invincibile ribelle la cui ribellione consisteva innanzitutto nell'affermare il diritto proprio alla parola, alla manifestazione e alla testimonianza. Di una donna incapace di concepire, prima che di sopportare, un proprio ruolo diseguale e subalterno per nascita e per sesso. Di una siciliana autodidatta e nata povera in uno di quegli ambienti in cui alle donne, come diceva il siciliano Borgese, «mancava perfino la forza di gemere». E sempre povera vissuta, anche quando la sua tempra le aveva guadagnato con la libertà una certa notorietà. Ne narra la vita di ogni giorno: le fughe e le lotte diuturne per i minuscoli e ovvi diritti di libertà elementare che mancarne sembra inimmaginabile. Maria Occhipinti, morta settantacinquenne, era nata nel 1921 a Ragusa. Sposata giovanissima e con una figlia, nel 1944-45 fu organizzatrice e a capo della protesta delle donne contro il richiamo alle armi voluta dal governo provvisorio; conobbe il carcere e il confino. Un noto e splendido suo libro, Una donna di Ragusa, si sofferma su quel momento epico della sua avventura di vita. In questo Una donna libera è invece il quotidiano, l'ordinario, di una condizione in sé tragica per la donna libera: quando le vicine di casa, che aveva difeso nella lotta poco prima, e i compagni di politica, che la innalzavano a simbolo e vessillo, le chiedevano brutalmente di tornare, appunto, una donna di Ragusa.

Autore

Maria Occhipinti (Ragusa, 1921-1996) ha pubblicato la prima edizione di Una donna di Ragusa nel 1957 (Landi editore, e riedito da Feltrinelli nel 1976). Con questa casa editrice ha pubblicato nel 1993 Il carrubo e altri racconti e Una donna di Ragusa.

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