L’uomo delle contraddizioni. Pirandello visto da vicino.

L’uomo delle contraddizioni. Pirandello visto da vicino.

Con uno sguardo deferente, affettuoso e a tratti commosso, d'Amico traccia il ritratto di un grande artista. Ma anche di un uomo dal carattere difficile e dalle forti passioni. Un Pirandello mai visto.

Fa meraviglia – osserva l’autore, Luigi Filippo d’Amico – che Pirandello  non conoscesse Freud. La sua stessa esistenza fu determinata da quel tema del doppio che costituisce il centro della sua poetica. Da un lato, per la prima volta, scopriamo un «sentimento del pudore» dominante che segna di vibrante disperazione sia l’inesausta passione senza amore per la moglie preda di turbe psichiche inguaribili, sia l’amore senza speranza per la giovane Marta Abba, sua creatura artistica e donna restia a ogni rapporto sentimentale. Dall’altro l’instancabile confessarsi nelle opere: «credo che nessuno scrittore più di Pirandello abbia rivelato se stesso e la propria vita nelle novelle, nei romanzi e nei drammi; a volte con veli esilissimi a volte direttamente». Questa doppia chiave, il pudore e il disvelarsi, offre a d’Amico – che, sposo della nipote del grande drammaturgo, poté, come si dice, vedere le vicende del nonno molto da vicino – la traccia per seguire Pirandello in una biografia intellettuale e sentimentale parallela, con episodi e valutazioni critiche del tutto nuovi. In una circolazione continua della vita nelle opere e delle opere nella vita, il racconto biografico si accosta al pulsare doloroso del «grande e infelice artista», ma offre anche un modello originale di far critica viva (come le appassionanti pagine dedicate alla genesi e allo svolgersi tra vita e palcoscenico dei Sei personaggi in cerca d’autore). Una definizione esemplare e plastica della realtà del pirandellismo esistenziale: la vita o la si vive o la si scrive.

Autore

Luigi Filippo d’Amico (Roma, 1924) è pittore e cineasta. Ha preso parte in qualità di sceneggiatore e aiuto-regista alla stagione del neorealismo cinematografico, scrivendo – tra gli altri – film come Roma città libera di Pagliero, Altri tempi di Blasetti e Processo alla città di Zampa. Passato alla regia, è stato tra i protagonisti del momento più felice della «commedia all’italiana», dirigendo spesso Alberto Sordi (ricordiamo l’immortale episodio Guglielmo il dentone all’interno del film del 1966 I complessi). Il film al quale è più legato è però il soave, deamicisiano Amore e ginnastica (1973). Con questa casa editrice ha pubblicato il suo primo romanzo Il cappellino (1997).

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