Il valletto di Napoleone

Il valletto di Napoleone

A cura di Patrizia Varetto

Ricordi, aneddoti e curiosità, episodi inediti. Vicende storiche e campagne militari si alternano con il racconto della vita di ogni giorno. Trent'anni dopo la morte del Bonaparte, le memorie di Constant, ci restituiscono un Napoleone privato e meno solenne.

«So bene che ai lettori interessa solo ciò che riguarda il grand’uomo al cui servizio mi ha condotto il destino per sedici lunghi anni durante i quali non mi sono praticamente mai separato da lui». Gli sterminati ricordi di Constant, valet de chambre di Napoleone, posseggono una particolare amabilità più settecentesca che ottocentesca (malgrado iniziati a pubblicare a partire dal 1830, nel pieno del clima soggettivistico e clamoroso del secolo romantico). Il narratore è un puro testimone, al servizio del buon tempo del lettore, di tutto ciò che vide dal colpo di Stato del 18 Brumaio 1799 alla caduta dell’Imperatore, e non celebra se stesso e non cerca mai di assurgere a protagonismi. Il gossip e il sensazionale sono naturalmente estranei dai suoi interessi; come pure esclusa è la pretesa, irresistibile in simili osservatori privilegiati, di giudicare il ruolo storico e di spiegarne l’enigmatica grandezza. Niente vizi privati e pubbliche virtù, in altri termini, né servo encomio e codardo oltraggio. Constant fa ciò che sa fare, cioè raccontare giorno per giorno il Napoleone intimo e segreto perché lontano dagli occhi estranei, che si offriva genuino alla sua cura: così realizzando l’impresa romanzesca straordinaria di restituirci quello che il personaggio storico vela: l’uomo. Ciò non significa che Imperatore e battaglie, manovre politiche e contatti con protagonisti eminenti, audacie del genio e costrizioni delle circostanze, atti della Virtù e gioco della Fortuna siano esclusi, che manchino colpi di scena ed episodi sconosciuti e sorprendenti (si pensi alla cronaca di un tentativo di suicidio), che non sia dato rilievo agli animi più grandi (come il commosso omaggio all’immenso amore di Maria Walewska, «donna dolce e modesta che allevava in solitudine il figlio dell’Imperatore»), che siano censurati o addolciti tratti scabrosi e tragici; al contrario essi costituiscono l’ambientazione spontanea; solo che sono visti tutti, appunto, dalla chambre, da dove Napoleone il Grande usciva e dove tornava a ritirarsi un uomo semplice.

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