Vivere altrove

Vivere altrove

Commenti dei lettori

  • 11/09/2014 - 12:39 SCAGLIONE ADRIANA

    VIVERE ALTROVE

    Con uno stile che riccorda moltissimo quello di Natalia Ginzburg, viccino, intimo, introspettivo, a volte malinconico per quello che si è perduto per sempre e non ritornerà mai, ma a volte anche umoristico, Marisa Fenoglio racconta in Vivere altrove la sua propria storia. Abita i primi anni a Niederhausen: “la quintaessenza di tutti i problemi e tutte le speranze della Germania di quegli anni”, dove nascono i suoi tre figli e construisce i primi legami affettivi coi tedeschi e una cara amica emigrata italiana di cui parlerà durante tutto il romanzo. Insomma, in Germania si svolgerà il resto della sua vita. Sebbene sia colta e ricca, lei soffre anche di grandi difficoltà di inserimento e di accettazione della nuova realtà, e contemporaneamente, una profonda nostalgia per il mondo che ha lasciato indietro. Però allo stesso tempo, grazie a questa esperienza di libertà che permette l’extraterritorialità, lei creerà il suo propio percorso personale, diventerà scrittrice. Questo libro è un romanzo autobiografico, una cronaca dei suoi primi anni di vita all’estero, dove comincia a trovare nella scrittura l’istrumento migliore per sopravvivere allo sconosciuto. In questo senso, dimostra una capacità speciale per convertire le cose quotidiane in fatti strordinari. È un libro di memorie, e perciò frammentario, fatto in base ad aneddoti domestici, con molti personaggi secondari, da suo marito, suo suocero, oppure la maestra di scuola dei bambini alla prima domestica tedesca che diventa un po’ sua madre. Non manca nemmeno una rifflessione sul suo processo d’ apprendimento di un’altra lingua, in questo caso, la tedesca: “quanto tempo occorre affinché una lingua diventi patria, e in essa esprimirsi come si vuole, non non più tradurre, ma finalmente, parlare?”.

  • 07/07/2006 - 10:07 Daniela Mangia

    Zugehörigkeit

    Se la Sig.ra Fenoglio voleva mandare un messaggio merita allora la mia umile risposta. Da "emigrante privilegiata", come Lei la definisce,anch'io, incauta avventuriera in cerca di accoglienza che lotta quotidianamente contro il muro dell'ostilitá tedesca regredendo da professionista allo stato di Auslander o ancor peggio Fremde! Il Suo libro é entrato nel mio cuore come una lama, ma mi ha dato la felice sensazione di non essere sola, anche se si spera sempre in un lieto fine, ma si resta con la consapevolezza amara che questo magone dell'animo non passerá mai e con coraggio si decide di conviverci. Ed é questo quello che mi porto ora dentro singhiozzando: "se Germania dev'essere, allora Germania sia!" Grazie

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