La danza del gabbiano

La danza del gabbiano

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  • 15/06/2009 - 16:02 Arcangela Cammalleri

    La danza del gabbiano

    Siamo al 15° capitolo delle storie del commissario Montalbano! Il mese di maggio ha visto fiorire ben due scritti di Camilleri, non c'è stato nemmeno il tempo di depositare la memoria del suo Renoir, per raccogliere il frutto maturo, ma sempre di stagione del nostro " Detective"( per dirla all'americana). Un ennesimo noir che si tinge di sfumature sempre più sottese, baudelairiane, lo spleen di Montalbano diventa sempre più dolente come se il suo animo non potesse più sopportare i contraccolpi della vita. Camilleri in un pirandelliano gioco delle parti confonde noi lettori mettendo a colloquiare idealmente il Montalbano di carta con quello televisivo e l'autore. In questo contraltare tra due alter ego, lo scrittore gioca la sua finzione letteraria e spariglia le carte e ci meraviglia. L' apertura del romanzo ricalca l'incipit degli altri, le nottate sempre più spesso agitate:"Con le vicchiaglie dormiri diventa faticoso e una volta arrisbigliatisi non c'era più verso d'arrinesciri a ripigliari sonno". L'immagine del gabbiano morente precorre i fatti criminosi connessi all'indagine in corso, ma diventa metafora della morte che si diverte ad inscenare una danza scenografica negli ultimi spasmi di vita. I personaggi, gli ambienti naturali e il modus operandi delle inchieste hanno le stesse connotazioni, perfino, l'attualità commentata, così, en passant, quello che è diverso è la prdisposizione d'animo di Salvo, da una parte più"cauteloso" , quasi trattenuto a freno da una sensazione di assuefazione, di dejà vu, dall'altra non può sottrarsi a una sorta di meraviglia dinnanzi alla natura e annichilimento dinnanzi alle perdizioni umane. Un suo collaboratore, Fazio, è al centro della vicenda, ma ci siamo persi qualcosa...quando Fazio si è maritato? il suo vice, Mimì e l'ineffabile Catarella seguono le intemperanze del loro commissario quando recita,faglia, furfanteggia come un consumato teatrante. E Livia? Diventa di romanzo in romanzo un'ombra, un personaggio sfumato e inconsistente, come se Camilleri avesse percepito quanto al lettore " sta Livia" sta sui cabasisi. La miscellanea linguistica che contraddistingue Camilleri si alterna per diventare ora lingua italiana burocratica-tecnica ora dialetto stritto; segue percorsi sinuosi e trabocchetti vari, democratica quanto basta, abbassandosi a livello dell'eterogeneità degli interlocutori, umorale quando "il nirbuso" non la regola più e la stravolge. Questo romanzo è, senz'altro, uno dei più belli, non tanto per l'originalità della storia, anzi, sono presenti tutti gli ingredienti tipici del noir alla Camilleri, ma è più spesso e profondo il materiale che impasta la materia narrativa. Il segno inequivocabile dello scrittore ha, ancora una volta, inciso la nostra anima di lettori e la godibilità della lettura raggiunge vertici sempre alti.

2009

La memoria n. 789

288 pagine

EAN 9788838923852

12ª edizione

Formato e-book: epub

Protezione e-book: acs4

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