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PALAZZO MAZZARINO- PALERMO.
ELIANA VASTA
16 Novembre 2019
Diario intimo
Marie Sallivar è una giovane donna poco più che trentenne, fotografa amatoriale con la passione per l’arte e imprenditrice tessile alle prime armi. Lady Marie (cosi la chiamava suo padre) aveva da poco acquistato la sua prima casa a Boulevard Berthier un quartiere rinomato della Belle Èpoque parigina. Erano i primi di settembre e Marie era alle prese con il trasloco; aveva deciso di andare a vivere da sola, dopo una lunga convivenza con i suoi: era il momento di lasciare il nido! Voleva i suoi spazi, alzarsi tardi dal letto senza chiedere il permesso a nessuno, cucinarsi a qualsiasi ora e lasciare la casa sotto sopra, guardando quelle soap romanzate sdraiata nella sua poltrona completamente nuda!! Marie era un tipo particolare, lo sapeva bene quando Damian la lasciò per una donna “comune” come le definiva lei: ochette da quattro soldi! (Con tanto di verso). Aveva capito che era giunto il momento di fare il grande passo: sposare se stessa! Quel giorno il padre Robin, uomo corpulento sulla cinquantina battuta, la aiutò a salire quei pesanti scatoloni in cartone dove Marie aveva riposto i libri e le sue amate foto. Una giornata a fare su e giù per le scale. «Altro che palestra!» - disse Marie al padre - «Dopo queste fatiche avrai smaltito tutte le calorie della settimana!». Il padre rise e il suono rimbombò per tutto il palazzo. Salì le ultime scatole e salutò Marie con il suo modo di fare affettuoso. Marie chiuse la porta di casa, guardò l’orologio e si rese conto di come il tempo fosse volato. Doveva assolutamente levare quegli scatoloni dal soggiorno, che le ingombravano il passaggio. Così prese la prima scatola, se la carico in braccio per riporla nel sottotetto di quell’enorme casa, ancora troppo grande per una giovane lady parigina. Il sottotetto era un po’ malandato, penzolante di ragnatele e intriso di un odore di muffa sgradevole. Quando vi giunse, posò la scatola e il suo sguardo ricadde sull’angolo destro di quel mostruoso posto... si avvicinò con passo leggero e percosse la mano sopra quello che credeva un tavolino, quando vide che in realtà altro non era che una scrivania, iniziò a scrutare gli intarsi lavorati e capì che non apparteneva alla sua epoca. Era proprio una di quelle scrivanie di altri tempi: solide, robuste, eterne! Nulla a che vedere con quella roba a scadenza di Maisons du Monde o Ikea. Una scrivania vintage che avrebbe potuto farle comodo, che pesava il doppio di lei e che era impossibile da trasportare al piano di sotto. Così Marie si mise a terra e pensò di estrarre uno per uno i cassetti, le sarebbe pesato meno spostarla. Quando giunse al quarto cassetto di ciliegio, lo estrasse e notò che aveva un peso maggiore degli altri: una tavoletta di legno impercettibile al tatto separava le due parti. La sfregò con le mani e una parte cadde a terra e con essa un diario con una copertina di un blu intenso. Marie raccolse il diario da terra e lesse: “Diario Intimo. Boldini 1989” Lo apri in maniera fugace, pagine e pagine ingiallite dal tempo che adesso si mostravano ai suoi occhi. Lo sfogliò e il suo sguardo ricadde su uno schizzo a grafite nera con su scritto: Donna Franca 1901. «Chi era Boldini?» - si domandò Marie. Presa dalla curiosità iniziò a fare qualche ricerca: Camillo, Sigismondo …. Giovanni? Trovato! Ritornò al diario, lo prese e lesse la pagina accanto al disegno in grafite: 23 Maggio 1901 Mi recai a Palermo, chiamato da Ignazio Florio per ritrarre la sua bellissima consorte, Donna Franca. Partii immediatamente, lasciai Parigi per risiedere nel loro maestoso Palazzo. Il giorno seguente ad attendermi nel salone principale apparve Franca, di una bellezza inaudita, disinvolta e leggiadra, padrona dei suoi passi. Mi fece accomodare sulla poltrona e lei mi raccontò delle imprese che i Florio stavano acquisendo. «Era una donna di saggio intelletto!» - pensai. Le chiesi se fosse pronta per ritrarla, lei mi disse di attenderla un’oretta, giusto il tempo di controllare le sue due scimmiette che teneva liberamente in casa. «Che donna!» - pensai. Al suo rientro, avevo sistemato il mio telaio e i pennelli, sotto la luce radente che penetrava dalla finestra. La feci mettere in posa, e con fare abituale iniziai a schizzare la sua silhoutte, percossa da un abito nero in velluto che le ricadeva elegantemente su quel vitino da vespa e l’alto collo fustigato, in cui io immaginavo altro. Ero invaghito dalla sua bellezza e mi lasciai ispirare dal momento; eliminai quel collo alto e con malizia le dipinsi una spallina cadente, mi lasciai trasportare dalla frenesia del colore nero, profondo, voluttuoso come i suoi capelli di un nero corvino, per poi giungere al suo viso, di un ovale perfetto e di un candore perlaceo. Presi il bianco e lo impastai con quel po’ di nero per farle quelle amabili perle, 365 per l’esattezza, racchiuse in una collana che le ricadeva lungo il vestito. Un regalo, tale monile, di quell’indomito donnaiolo del marito Ignazio… forse un modo per farsi perdonare dalla sua consorte! Intinsi poi il pennello nel rosso vermiglio per farle le labbra e risparmiai il bianco per le sue guance rosee e il sorriso di impercettibile eleganza. Ma erano i suoi occhi, che catturavano l’anima. Essi, verdi e profondi come due smeraldi, promettevano e deludevano chi li guardava. Mi innamorai di lei, mi bastò dipingerla in quelle lunghe e soavi ore che trascorsi con lei, ore in cui non mancarono parole di un’abile interlocutrice qual era. Marie rimase sorpresa dall’amore mistico di quest’uomo; continuò a sfogliare quelle pagine che mostravano solo qualche disegno frettoloso e nulla più, nessuna traccia, solo quella pagina scritta… Sul bordo inferiore del foglio notò una piccola scritta in nero che diceva: Rue Sallien (Parigi). Cosa voleva indicare quell’indirizzo? Spettava a lei saperlo? Marie era curiosa proprio come sua madre, cosi cercò la strada e si rese conto che distava proprio tre isolati dalla sua abitazione. Forse era il caso di dare un’occhiata, perciò attese il giorno dopo. «Drin, drin!» (la sveglia suonò all’impazzata per circa 10 minuti). Marie si vestì di fretta, uscì da casa con un sorriso stampato in faccia, prese la bici e si recò in quella via: Rue Sallien 125. L’edificio era completamente rivestito di bianco, aveva un profilo da casa aristocratica e un negozio vintage al suo interno. Così decise di entrare, scrutò l’ambiente e rimase affascinata da tutti quei vestiti anni 50’, 60’, 70’. Prese una gonna a ruota quando inaspettatamente le apparve Marc, che le fece un sorriso dolce e le chiese cosa desiderasse. Marie, inaspettatamente fece due salti indietro, sgranò gli occhi, come se avesse avuto la visione dell’angelo Gabriele a Maria; diventò bordeaux come la gonna che teneva tra le mani. Era Marc l’uomo che aveva di fronte: elegante, alto, scolpito, che dire... Brad Pitt non avrebbe di certo retto il confronto! Marc pensò quanto quella donna fosse buffa, con quel suo vestitino fiorato e la borsa a forma di cesta che le sfiorava un fianco, le cui forme si mostravano, senza far invidia a nessuno. Marie si fece coraggio e gli domandò se conoscesse un certo Charles Worth. Senza badare alle spiegazioni del diario trovato nel sottotetto, Marc inziò a ridere a crepapelle e le disse che era il suo bis-bis nonno, purtroppo non presente, dato che era morto alla fine del 1800. In breve, Marc apparteneva alla quinta generazione dei Worth, ed era adesso lui il proprietario di quel bellissimo palazzo con negozio annesso. Marc le raccontò brevemente che C. Worth fu l’uomo che inventò l’alta sartoria nella Belle Èpoque parigina e fu colui che vestì l’alta aristocrazia. Marie lo ascoltò ma al contempo si era lasciata andare nei suoi pensieri, aveva recato la mano al mento e gli occhi erano come persi nel vuoto. Ricapitolando: Boldini, Donna Franca, Charles Worth. Marc vide che Marie era rimasta pietrificata e le domandò se stesse bene. Merie fece un cenno con la testa e starnutì, con quel suo ciuffo buffo che le ricadde sulla fronte, quando all’improvviso andò via, e Marc non ebbe neanche il tempo di dirle che aveva perso il foulard. Marie tornò a casa, prese il pc per documentarsi su Donna Franca Florio. Dopo una breve ricerca, scoprì che l’abito che indossava nel celebre dipinto boldiniano, fu proprio commissionato a Worth, e che fu per lei l’unico sarto per cui avesse una profonda stima del suo operato. Capì che doveva ritornare in negozio, rivedere il bellissimo Marc e interrogarlo ulteriormente. Attese il giorno seguente, uscì di casa, prese la sua bicicletta e si recò al Vintage Èpoque, ad attenderla lo sfavillante e impeccabile Marc. Merie prese la foto del dipinto (scaricata da internet il giorno prima) in cui fu ritratta Donna Franca, gli chiese se avesse mai visto quella donna da qualche parte. Marc sgranò gli occhi e le disse che non conosceva il dipinto, nè tantomeno quella donna ritratta. Marc si avvicino di più alla foto e disse che quell’abito era di famiglia, riconosceva il tratto di casa Worth! Marie fece un sospiro e gli disse che l’abito era stato creato proprio da Charles per l’occasione, e che adesso si trovava a Palazzo Pitti a Firenze, esposto in una mostra permanente. Marc era entusiasta della paternità di quell’abito, si sentiva fiero del suo cognome e lo dava a vedere. Marie ritrasse la foto, e gli lasciò il suo recapito qualora lui si ricordasse qualcosa; con tale scusa avrebbe potuto rivederlo. Trascorsero circa due settimane, Marie aveva da poco finito di riassettare l’appartamento, quando le arrivò una chiamata, ed era proprio Marc Worth. Le disse che voleva incontrarla al Parc Gerville, a due isolati da lì, alle otto in punto. Marie inziò a prepararsi ben due ore prime, consapevole di essere una ritardataria cronica! Per l’appuntamento decise di indossare l’abito rosso in pizzo che aveva preso qualche mese prima per il matrimonio della cugina Loren. Lo aveva acquistato su Amazon, sperando di far colpo su qualche giovane rampollo, in verità il matrimonio fu un vero fiasco (per lei si intende) e l’unico ram-pollo che prese fu un uomo sulla sessantina vedovo, che la seguì per tutto il buffet al ricevimento. All’appuntamento Marc si presentò con una rosa rossa, del tutto inaspettata per Marie, le cui guance adesso facevano da pendant all’abito. Marc le disse che doveva parlarle, così iniziarono a passeggiare lungo il viale del parco, e le disse che l’abito visto in foto non gli era nuovo. Si ricordò che l’anno prima, durante la sistemazione dell’archivio di famiglia annesso di laboratorio sartoriale, aveva trovato una cartella inerente a Donna Franca Florio. Visto l’accaduto aveva ripreso quella cartella, trovando tutti gli abiti in schizzo che Charles aveva realizzato per lei. Ma non era l’unica cosa: archiviata vi era anche una foto con un uomo di spalle e un dipinto. Forse Boldini? La foto recava sul retro una scritta: per Donna Franca, sempre nelle mie memorie. G. Boldini. Perché Worth aveva la foto? Marc le disse che quella cartella conteneva anche una lettera la cui intestataria era proprio Donna Franca. Marie notò che Marc si sentiva in qualche modo partecipe dell’accaduto, così gli raccontò tutto del diario che aveva trovato a casa sua durante il trasloco e che l’indirizzo, presente nello stesso, lo aveva ricondotto a lui. Marc era sorpreso della storia quasi surreale... le disse che non aveva mai aperto quella lettera, cosa strana per Marie che era una persona curiosa. Così decisero di aprirla insieme, si sedettero sulla prima panchina libera del parco e nel contempo lei ripose quella rosa rossa. Aprirono la lettera: Donna Franca, 1902 Palermo Caro Giovanni, ti scrivo perché non ho più tue notizie da un po’ di tempo. Ignazio non è rimasto molto entusiasta dell’opera, mi ha detto che ti scriverà lui di persona. Grazie per il tempo trascorso insieme a Palermo, ho scoperto un nuovo lato di me molto più passionale, e poi tu sei un uomo brillante. Sai che sono una donna tutta di un pezzo! Nel nostro rapporto clandestino non ho mai avuto rimorsi, però devo farti una confessione che reca tanto dolore alla mia anima e al mio rapporto coniugale. Tengo in grembo una nuova creatura, temo che possa essere tua, essendo Ignazio partito in quel periodo. Ti prego di far recapitare la lettera a Worth Tua Franca Marc e Merie si guardarono perplessi, capirono che Worth era l’intermediario di quell’amore nato per puro caso a Palermo. La lettera lasciava un recapito: Via Magna Palermo. Perché scrivere una via se l’intermediario tra i due era Worth? Marc disse che forse Franca sperava in una fuga d’amore con Boldini. Sarebbe stata una tragedia per il casato Florio… una vera tragedia! Marie voleva andare a fondo, nulla era casuale, neanche l’incontro con Marc, di cui si era innamorata perdutamente. I due si salutarono, con un bacio sulla guancia, e anche stavolta la sbadata Marie lasciò quella rosa rossa sulla panchina. Marc tentò di fermarla, ma lei era già andata via. Quando si trattava di camminare, Marie poteva superare anche il più veloce corridore al mondo. Che donna! Era settembre, il mese più bello dell’anno, in cui tutto ritorna di norma al suo posto, tranne il cuore di Marie che batteva all’impazzata, come un trapano sotto pelle, solo per il suo Marc Worth. La mattina Marie decise che avrebbe preso il volo per Palermo, probabilmente era da folli lasciare tutto per una lettera trovata fortuitamente, ma lei era una di quelle donne che prendeva la vita con estrema vitalità. Chiamò Marc e gli disse che avrebbe prenotato il volo, lui ci pensò, attese 5 minuti e le confermò che sarebbe venuto con lei, che si sentiva coinvolto e se il suo avo aveva fatto da tramite, si sentiva in dovere di capire qualcosa in più di quest’amore travagliato. Tre giorni dopo il volo con scalo Parigi – Roma – Palermo, giunsero la sera a destinazione. Erano stremati per il ritardo di tale volo dell’Alitalia. Marie aveva prenotato l’hotel di Villa Igea, forse era il caso di partire da lì, antico palazzo della famiglia Florio, adesso un rinomato hotel di lusso. Giunti in hotel, Marc accompagnò Marie alla sua stanza e la salutò con bacio in fronte, con la sola delicatezza che lui era in grado di darle, si augurarono buonanotte, lei aprì la stanza, mentre lui la prese e la baciò passionalmente, Marie restò pietrificata, non si aspettava quel bacio. Si lasciò trasportare da quegli occhi chiusi e da quelle labbra che la inchiodarono. Forse sarebbe andato oltre, ma lei si allontanò prima che potesse accadere altro. Disse a Marc che forse era meglio andare a riposare, visto che li attendeva una lunga giornata di ricerche... Marc accettò il rifiuto, le sorrise augurandole buonanotte. Lei si chiuse in stanza, voleva urlare di felicità, ma si contenne, lanciò le dècolletè sul pavimento e la borsa sul letto, e vi si gettò su anche lei, baciando il cuscino dalla felicità. Era un misto di emozioni e strane sensazioni... altro che ricerche di casa Florio! Disse tra sé e sé: «non ho fatto la ceretta! Sicuramente mi avrebbe scambiato per una scimmia di Franca!». Rise per quanto fosse sbadata, lei e Marc a Palermo, una lettera e un bacio passionale. Il giorno seguente, dopo la colazione Marc e Marie iniziarono a fare un giro proprio nella villa, che portava lo stesso nome di una delle figlie di Franca Florio. Non sapevano cosa cercare, nè da dove partire, in mente solo un indirizzo. Così decisero di prendere un taxi che li lasciò proprio in Via Magna, e a quel numero scorsero una biblioteca. Entrarono e vi trovarono una donna sulla cinquantina, che leggeva un libro di biblioteconomia, china sulla scrivania. Marie chiese qualche informazione sulla biblioteca e dei volumi da cercare sui Florio. La bibliotecaria non la degnò neanche di uno sguardo, le disse che la biblioteca fu fondata negli anni 70’ dell’800’ e che custodiva volumi di eccezionale pregio, compreso un fondo antico, poi le disse che avrebbe dovuto lei stessa cercare nel catalogo cartaceo i libri richiesti. A parte i Florio, di cui Marie si era documentata, cos’altro cercare in quei libri? Marie e Marc fecero il punto della situazione. Punto primo: forse la figlia Igea era figlia di Boldini e non di Ignazio; punto secondo: Donna Franca, che si proclamava fedele, aveva avuto una storia con Boldini; terzo ed ultimo punto: Worth, lo stilista-amico di Franca, era anche l’intermediario tra i due amanti. Cos’altro? Qualcosa le sfuggiva. Ma cosa? Perché quell’indirizzo a Palermo se Charles Worth era l’intermediario tra i due? E perché Boldini non ricevette mai la lettera di Franca? Tutto restava un enorme mistero, un vuoto, in cui in parte Marie si sentiva risucchiata, si era fatta prendere da questa storia d’amore che l’aveva condotta a Marc. Fece qualche breve ricerca sui rampolli Florio, e analizzò in maniera più dettagliato il catalogo di Skira che parlava solo dell’opera di Franca Florio. Forse le sfuggiva qualcosa.... Marc era andato un minuto in bagno e aveva lasciato il cellulare sopra la scrivania accanto a Marie, quando lo schermo si illuminò: «Marc, come procede a Palermo? Tienila sotto controllo!». Marie non voleva leggere quel messaggio, ma lo fece e fu sconvolta, prese la borsa e scappò via. Al rientro Marc chiese alla bibliotecaria se l’avesse vista. Lei fece un cenno di negazione con la testa e gli disse che avrebbero dovuto restituire i libri in settimana, quei libri che Marie aveva portato via sbadatamente. Marie voleva ripartire subito per Parigi, non voleva più saperne nulla di Marc. Perché quel messaggio? Era spaventata. Tornò a Villa Igea, si chiuse in stanza e lesse qualcosa in più sui Florio, trovò l’albero genealogico di uno studioso di storia dell’arte che ne aveva approfondito anche la storia non solo artistica e sociale ma anche genealogica. Lesse che l’opera non arrivò mai a Franca, e fu venduta da Boldini a un ricco mecenate. Boldini se ne voleva sbarazzare? Forse era una sofferenza vederla costantemente nel suo atelier. Aveva portato con sè il quadro per finirlo poi a Parigi, prima di quel drastico cambiamento dettato da Ignazio. Rimase forse con la convinzione che Franca non lo amasse più. Nessuna lettera era giunta a lui, nessuna. Forse Worth l’aveva letta e si sentiva in dovere di prevenire la famiglia Florio… per i soldi o per salvaguardare l’amica Franca (della quale era anche l’intermediario)? A Marie non era dato saperlo, nel frattempo rifece la sua valigia e prenotò il nuovo volo per Parigi con tre giorni di anticipo. Forse era meglio continuare la sua vita dedicandosi alla sua piccola impresa avviata. Bisognava tornare alla vita reale. Controllò per l’ultima volta quel libro, e vide che nell’albero genealogico mancava l’ultima pagina (strappata) per quale motivo? Non era stata lei, e se fosse stato Marc? Perché? Prese tutto, corse via dalla stanza e chiamò il primo taxi per condurla in aeroporto, Marc arrivò tardi in hotel non ebbe modo di fermarla. Corse in aeroporto anche lui, il prima che poteva; trovò Marie in fila, le andò incontro, lei fece una sceneggiata da fidanzata tradita sulla fiducia. Lui le disse che non aveva capito nulla, che era partito con lei per aiutarla, e si era innamorato di quella donna un po’ buffa, che la rendeva speciale per questo. Marie asciugò le lacrime e i due si sedettero, Marc le disse che doveva raccontale chi era veramente. Le disse che il suo vero cognome apparteneva al casato dei Florio, e lui era il pronipote di Igea, la figlia di Donna Franca. Marie era sbigottita, non riusciva a capire. Marc le disse che solo due anni fa, nella redazione dell’archivio di famiglia, aveva capito tutto, e che anche la madre di Marc era all’oscuro della sua vera appartenenza. Adesso non poteva venir fuori che lui non era un Worth, avrebbe perso il palazzo e il negozio Vintage, e ormai i Florio non avevano più alcun peso economico a Palermo. «Penserai che io sia menefreghista!» - disse Marc - «ma io ho amato la mia famiglia, io mi sento un Worth, e mia madre voleva solo che io prevenissi noi due, solo che mi sono innamorato di te!». Marie si chiese come fosse venuto a conoscenza di essere un Florio, gli disse che nell’archivio aveva trovato oltre gli schizzi, anche altre lettere, e le aveva lette tutte. «Pensavo che sapendo di Franca, ti saresti fermata lì, invece volevi sapere di più ed ho capito che non ti saresti fermata! Così ho strappato l’albero genealogico, saresti arrivato a me, ne ero certo, dopo la novità di Franca. Probabilmente Igea, aveva fatto qualche viaggio a Parigi; aveva conosciuto Boldini? Chissà! Ma Franca non tornò più qui. Chiuse anche ogni rapporto con Worth, ciò la faceva stare male. (Dalle lettere ho dedotto ciò). Dopo il crollo dei Florio, Igea si trasferì qui, e Charles decise di aiutarla acquisendo il suo cognome. Worth non le disse mai chi fosse il padre, nè le rivelò la lettera tra Franca e Boldini; ma lei si sentiva diversa, divenne una sarta affermata. Non fece più ritorno a Palermo, tuttavia oggi Villa Igea porta il suo nome. Ho scoperto tutto ciò solo recentemente, durante le mie ricerche sull’archivio di famiglia. Perdonami ma dovevo salvaguardare qualcosa di più grande!». Marie lo abbracciò e gli disse che il suo segreto poteva restare al sicuro con lei. I due si baciarono intensamente. Giunti a Parigi, proseguirono le loro vite di prima, Marie ripose il Diario intimo tra lei e Boldini.
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