Racconta il tuo museo - Racconto dell'utente

Filtra
Per lettera
Museo Archeologico Regionale " Paolo Orsi" Siracusa
Lucia Imprescia
22 Novembre 2019
Io, Medusa
Io, Medusa Cammino lungo il viale alberato che mi conduce all'ingresso del Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi” di Siracusa. Tra una siepe di bosso e un filare di ibisco fanno capolino reperti in pietra usurata dal vento e dalla pioggia: un capitello corinzio, una stele, alcune statue romane. Alla fine della stradina boscosa scorgo la tomba di August von Platen che visitò Siracusa e ne rimase affascinato. È un grande parco quello in cui passeggio. Ora mi trovo nel sentiero che conduce all'entrata del museo. Alla vista del verde e dei reperti respiro a pieni polmoni. La gioia cresce. Entro. L’emozione mi assale. Giro e rigiro fra le strutture mobili che ospitano i reperti archeologici del-la storia della Sicilia. Il percorso da seguire è semplice. Anzi, mi meraviglia proprio la facilità della visita. Le vetrine attirano la mia curiosità. Mi magnetizzano. Non mi fermo a leggere legende che conosco. Ho visitato questo museo tante di quelle volte che lo padroneggio a memoria. E sempre mi perdo, uno dopo l’altro, nei pezzi di valore delle collezioni. Sono estasiata. Ma ci vuole un po' per riprendermi quando, imboccando il corridoio silenzioso e ovattato che conduce alla sezione greca, la vedo. È lei, eccola. Il cuore batte forte. Ti ho trovata anche questa volta. Esattamente dove ti ho lasciato l’ultima volta, nella teca di vetro fissata al muro. E qui rimarrai per sempre. La testa della Gorgone scolpita per decorare il tempio di Apollo. Per osservarla meglio, non a caso, proprio di fronte è stata collocata una comoda panchina in legno. Mi siedo e la ammiro. Mi parla. E io l’ascolto. Io, ultima di tre sorelle, la più bella fra le Gorgoni, fui odiata da subito dall'intera famiglia, a causa della mia grazia. Ero così piacente che quand'ero ancora una fanciulla partecipai al concorso di bellezza dell’anno settecentotrentacinque a.C. Avevo solo quindici anni ma ero già corteggiata da tutti i giovani dei, in particolare da Poseidone. E superavo in bellezza perfino l’invidiosa Atena che, naturalmente, non perse tempo a farmela pagare. Mi trasformò in un mostro alato dagli occhi infuocati, i denti di belva e la lingua bi-forcuta. Mi diede unghie di bronzo e al posto dei capelli serpenti. Ma qualcos'altro, oltre all'aspetto esteriore, si rifletteva nel mio animo docile. L’aspetto fisico era divenuto così repellente che ogni giorno ero sempre più malvagia, pietrificando chiunque mi guardasse. In un lampo i begli occhi verdi cangiavano nel mortale colore della pece. Come se non bastasse la perfida Atena ordinò a Perseo, arrogan-te e avido di potere, di uccidermi. Non sarebbe stato semplice però. Lo aveva capito anche Pallade, che dotò il giovane eroe di uno specchio, di un paio di sandali alati, di un pugnale, un elmo e una bisaccia, dove mettere il trofeo, cioè la mia bella testa di riccioli d’oro. Le mie sorelle, Euriale e Steno, carine ma rese orribili dall'invidia, non mossero un dito per difendermi, anzi proprio loro mi spinsero nelle braccia di Poseidone, fratello e amante di Atena. Le perfide mi fissarono un appuntamento nel tempio sacro della dea, la casa della nemica, e tennero il gioco per tutta la notte di passione. Divenni madre di due creature che amavo alla follia, Pegaso, il cavallo alato dal sangue buono che istillato restituiva la vita ai morti e Crisaore, un gigante guerriero dalla spada dorata e dal sangue malvagio, perfetto erede della stirpe paterna, pronto a uccidere chiunque incontrava. Ho abbandonato la terra di Argo recandomi in esilio a Patrasso. Ingiustamente. Lascio in dono alle cugine Parche il mio sangue, trasformato in corallo rosso. Voglio che sia ornamento per le donne, che indossandolo potranno riscattare la mia bellezza. Ad ogni modo, ahimè, io, la bella Medusa, trascino la mia esistenza con la testa mozzata. Orgoglio di Apollo che mi ha voluta come ornamento del frontone del suo tempio. Il premio da esibire. - È ora di chiusura… - mi scuote una voce da lontano. Mi avvicino alla teca. - Kalispera, gentile e sfortunata Medusa - sussurro, - che le Esperidi ti siano propizie. Lucia Imprescia
Accedi per commentare