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Museo della Shoah - Roma
antonio cianfarini
23 Novembre 2019
16 ottobre 1943
Appena dentro al museo, sei nella piccola sala e ti si fa stretto il cuore. Dietro la prima porta da superare scorgi alcune testimonianze, sembra ti vogliano avvertire del passo che stai per fare. Ti dicono con voce sommessa, come se nella stanza accanto ci fossero ancora i nazisti, che devi entrare in silenzio. Procedi e la luce si abbassa d’intensità per un istante, ma poi torna come prima. Foto appese alle pareti. Foto sui documenti d’identità, foto di scolari, foto di commercianti dietro al banco, foto di gruppi di famiglia. Tutte le persone ritratte in bianco e nero ti guardano con occhi interrogativi: è stato tutto un brutto sogno, non è così? Ma tu sei lì per davvero. Tutto è reale. E puoi vedere l’abisso che si sta aprendo alle loro spalle, che improvvisamente diventano ossute, macilente e nude. La luce cala di nuovo e questa volta sembra per più tempo. Cammini senza una direzione in quell’universo di dolore. Nella nuova sala trovi esposti elenchi. Elenchi di oggetti requisiti casa per casa. Oggetti grandi e piccoli scritti a macchina, ordinatamente incolonnati e con alla fine un timbro ufficiale; talvolta una svastica fa bella mostra di sé all’inizio del foglio. Ti sembra di respirare aria malata. Cos’altro ti aspetta. Trovi ritagli di giornali con titoli sulla razza che va difesa. Difesa dall’impurità! Dietro l’ultimo angolo, vedi la foto di una timida ragazza che ha occhi tanto grandi da contenere un amore immenso. Lei ti sorride, ha bei capelli lunghi e luminosi. Non sai come si chiama, ma ti viene da pensare che Anna sarebbe un bel nome. La luce si abbassa di nuovo e si porta via quel sorriso innocente. Giri su te stesso, e torni sui tuoi passi. È come se ti fossi tolto tutti i vestiti per indossare uno di quei pigiami a righe, che hai sempre visto dietro al filo spinato. Vai verso l’uscita del museo e ancora ti accompagna la luce con i suoi rintocchi lenti, distanti, pietosi. Avverti un peso dentro di te e decidi di portarlo fuori e di donarlo agli altri, per il futuro di tutti.
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