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MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI LOCRI EPIZEFIRI
MARIA GIULIANO
27 Novembre 2019
L’anatra e Persefone
Ai profumi degli arbusti spontanei di timo e rosmarino, mescolati all'effluvio dei fiori di zagara è legata la mia iniziazione all'universo dell’arte: nell'assolata primavera dei miei dieci anni, nonna Vittoria mi guidò tra le fragranze intense di una scintillante Magna Grecia, che avvolgevano il Tempio di Marasà e il Teatro di Locri Epizefiri, creando una indelebile traccia di immagini, odori e avventura che custodisco da allora. Ricordo l’arenaria porosa, l’ammollis, delle rovine, che accarezzavo alla ricerca di incisioni sbiadite dal tempo, tra basamenti e altari, immaginandomi archeologa. Fu una cerimonia di suggestione e meraviglia, culminata con la visita ai reperti archeologici custodi all’interno degli ambienti museali, dei quali porto vaghe memorie di piccoli cocci, monete incise e specchi in bronzo, ma anche la limpida luce di un oggetto che rapì la mia fantasia: un vaso per profumi di terracotta a forma di anatra, che avrei con piacere accolto come compagno di giochi. E poi, mentre uscivamo, la sua voce triste: “Tra tutte queste opere, ne manca una, la più bella, che doveva essere qui ma invece si trova al Museo Reale di Berlino: la statua della Persefone. Fu rinvenuta nel 1905, durante i lavori di scasso di una vigna e il proprietario del fondo la nascose in un frantoio in attesa di un compratore, che si presentò nel 1911. A seguito di ciò, fu imbarcata per Taranto dove venne celata nei pressi dell’Arsenale aspettando il momento favorevole per spedirla via mare in Germania. Ma per caso fu ritrovata da alcuni sterratori che, non comprendendone il valore, la vendettero per pochi soldi. Alla fine, dopo innumerevoli peripezie, giunse in Germania e fu acquistata per un milione di marchi dal governo tedesco.” Rimasi molto colpita dal suo racconto appassionato e le promisi che, divenuta adulta, mi sarei recata a Berlino per riprendermela. Da quel lontano pomeriggio, ogni volta che percorro l’ingresso di un museo, di una galleria d’arte, di una esposizione temporanea, avverto una sensazione di prodigio: per pochi istanti, le zagare fioriscono tra gli arazzi e i quadri, e l’odore del rosmarino e del timo avvolge sculture e fregi, tessendo un velo del quale solo io conosco la trama. Mi accadde anche all’Altes Museum di Berlino, quando finalmente lo visitai per mantenere la promessa fatta a nonna Vittoria. Dopo aver trascorso la fanciullezza a concepire stravaganti progetti di furti con destrezza alla maniera di Lupin, ero ormai già da tempo rassegnata all'idea che trafugare una statua di marmo sarebbe stata un’impresa velleitaria, in quanto qualsiasi piano elaborato si infrangeva sul suo peso. Ammiratala con attenzione e nostalgia, scrutando ogni singola piega della sua veste e accarezzando con lo sguardo la delicatezza del suo volto contornato da lunghi capelli intrecciati, decisi di non rapirla nuovamente, abbandonandola alla fierezza del suo trono: la riportai nascosta solo nel mio cuore.
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