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Museo Universitario Gemma - Università di Modena e Reggio Emilia
Milena Bertacchini
28 Novembre 2019
Vero o falso?
Una serie di grida e di risate mi hanno distolto dall’osservare con attenzione certe sfumature di un minerale che questa mattina mi hanno stranamente colpito. Sono anni che studio e mi dedico a raccontare queste collezioni e potrei pensare di conoscerle una per una, invece, riescono ancora a sorprendermi con qualcosa di nuovo e insolito. Ma tornando agli schiamazzi, ho pensato, non possono essere certo urla degli studenti universitari che frequentano il complesso in cui il museo ha sede. Oggi non è giorno di lauree! Saranno senz’altro le voci dei ragazzi della classe secondaria inferiore che sto aspettando per una visita, una delle tante classi che anima il museo durante l’anno scolastico. Il giardino interno al complesso storico, con alberi e panchine, ben si presta ad una sosta di questi studenti per uno spuntino, prima di salire le scale che portano al museo e cominciare la visita. Per fortuna, c’è un ascensore che viene incontro ad un giovane un po’ pallido che faticosamente si muove con una gamba ingessata. È sempre bello osservare le espressioni dei ragazzi, ma spesso anche quelle degli adulti, che entrano al museo per la prima volta. Esclamazioni, bocche aperte, corsette verso una o l’altra bacheca per meglio guardare qualcosa che ha attirato il loro sguardo. L’atmosfera che si respira in questo museo è quella classica che caratterizza i musei universitari, bacheche ed esposizioni storiche che aspettano fiduciose il momento in cui potersi ripresentare al pubblico in una veste rinnovata. In verità, il Museo Gemma, questo è il suo nome, un po’ ha mutato il suo aspetto negli ultimi anni. Alcune importanti collezioni storiche sono state finalmente esposte al pubblico, come quella dedicata ai meteoriti; e i campioni di una rilevante donazione fatta al museo da una famiglia di origine siciliana, il cui nome è Giarratana, hanno trovato spazi espositivi adeguati. Sono proprio i meteoriti che hanno attirato la classe che ora è entrata al museo. Guarda!!? Bello! Ma cos’è!? Mi piace! Sono alcune delle espressioni che sento dire dai ragazzi. Ma, ad un certo punto, qualcuno esclama: “Pulito!”. È vero, questo museo è anche uno spazio ordinato, curato… ma pulito!? Provo a chiedere spiegazione di questa esclamazione. Capisco dal ragazzo che il suo stupore è legato alla luminosità degli ambienti che lo hanno accolto entrando ed alla mancanza di zone buie, con polvere e ragnatele, che pensava di trovare. Siamo nel XXI secolo, ma ancora i musei, soprattutto quelli scientifici, devono difendersi da quella nozione comune che li immagina luoghi “polverosi e tetri”. Come la gran parte dei musei, anche il Museo Gemma dedica molta attenzione al pubblico, di qualunque età e provenienza, che lo scopre, lo frequenta, lo apprezza, lo critica, ma serve ancora tanto lavoro per smantellare certe radicate barriere culturali! Una ragazzina mi chiama e mi tira verso la bacheca dei meteoriti. Ha notato il nome Albareto, una frazione a nord di Modena, dove vive la nonna. È sufficiente che dica “Questo è il Meteorite di Albareto caduto a Modena…” che scende il silenzio e tutti sono pronti ad ascoltarmi. La caduta di un meteorite riscuote spesso molto interesse, soprattutto quando questa è avvenuta a pochi passi dal luogo in cui si vive, anche se secoli fa (1766). Scoprire poi che chi descrisse la caduta del Meteorite di Albareto fu un gesuita, Domenico Troili, educatore delle figlie del Duca Francesco III d’Este, che viveva proprio in quelle stanze che oggi ospitano il museo, genera incredulità ed un certo brivido lungo la schiena. Tutte emozioni utili a meglio memorizzare alcune nozioni sui meteoriti ed a ricordare che il nostro sapere è il risultato di un lungo percorso di ricerca scientifica. Non a caso, la descrizione che Troili scrisse e che rappresenta il primo testo al mondo dedicato a questo fenomeno, ha come titolo Della caduta di un sasso dall’aria…, poiché all’epoca non si conosceva ancora la vera origine di queste rocce spaziali. Il toccare con mano alcuni frammenti di meteoriti alimenta fantasie e suggestioni negli studenti che, abituati ai videogiochi, non credono di stare osservando autentici frammenti di rocce extraterrestri. Vero o falso? è un dubbio sempre più diffuso tra i ragazzi che visitano il museo e che sono assidui fruitori della cultura virtuale. L’apprendere che siano campioni “veri” provoca come un fremito nello loro mani. Intanto l’attività è terminata. La classe riattraversa il giardino mentre sento “Meteoriti, pallasiti, aereoliti…”, sono le voci di un gruppetto di studenti che, uscendo, ripetono divertendosi alcuni termini che hanno da poco appreso come fosse un mantra-rap.
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