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Museo Nazionale del Cinema
Simona Galletta
29 Novembre 2019
Vissi d'arte, vissi d'amore.
Se dovessi chiudere gli occhi adesso e non svegliarmi più, sarei vicina a così tanta bellezza che non proverei rancore. Amore. Amore per me è lui. Amore è il sentimento che provo nei riguardi della bellezza, perchè la vedo ovunque e tremo e mi commuovo. C'erano due paia di cuffie che ascoltavano musiche diverse. Leggeri ci sfioravamo le dita delle mani, mentre le colonne sonore dei più grandi film della storia cinematografica accarezzavano le orecchie. Erano passati innumerevoli mesi dall'ultimo incontro. Prima di salutarci avevamo deciso che ci saremmo rivisti al Museo Nazionale del Cinema nella città di Torino. Da una sala all'altra mi riscoprivo bambina, per la prima volta dopo anni giocavo e i pensieri che mi accompagnano nella quotidianità volarono via. Nessuno dei due mi sembra abbia parlato, qualcosa si sarà detto, ma ricordo solo la bellezza. Con occhi pieni d'ammirazione per un luogo così magico, ci addentravamo tra oggetti di scena dalle dimensioni enormi o davvero molto piccole. Alice e il Cappellaio tra musiche e grandi attori di Hollywood. I tantissimi schermi alle pareti della Mole Antonelliana si sviluppavano in altezza, un'aspirale di secondi impressi nella storia. Passarono le ore, sospesi in luoghi senza tempo. Ero intenta a ridere di gusto, sentivo la leggerezza che si prova in momenti di felicità. Ci sono posti in cui senti che nulla ti può toccare, l'arte passava sotto gli occhi alla velocità di una scena proiettata. C'erano un centinaio di persone e non ricordo neanche un volto, ma ricordo gli sguardi d'amore nei confronti di tanta magia. Viaggiavamo in un quasi mondo, piccoli davanti alla storia, davanti all'arte. Le illusioni ottiche ingannavano la nostra vista e la realtà pareva essere sbilenca, ferita da quelle nuove percezioni. Più andavamo avanti e più la geometria si sfaldava, certezza millenaria plasmata da giocose lenti. Danzammo leggiadri sulle note del jazz, come se in quel luogo non ci fossero affanni. Mi sembrava d'essere la protagonista di tutti i film, quando in realtà sarò stata per qualche istante una comparsa dei video di sorveglianza. Questa è stata la magia, farmi sentire vicina a qualcosa di distante, senza spazio, senza tempo, solo l'arte e l'amore.
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