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PergamonMuseum
Giovanna Coppola
30 Novembre 2019
PergamonMuseum e Saudade

Giovanna Coppola e Umberto Tammaro. “Ogni saudade è la presenza dell’assenza. Di qualcuno, un luogo o un qualcosa, infine… Come se il buio potesse illuminarsi… Della stessa assenza di luce …”. [1] Una leggera pioggia lo accompagnava lungo la Bauhofstrasse. Era trascorso un mese da quando era in Germania e proprio la sera prima aveva accettato la proposta di Boris. La pioggia minuta, lenta e sottile sembrava che lo evitasse, quando girò a sinistra ed imboccò la Am Kupfergraben. Conosceva molto bene la città: dopo Vienna, era quella in cui aveva vissuto per più tempo. Perciò, dopo un necessario rientro in Italia, nel giro di qualche mese si sarebbe poi trasferito stabilmente a Berlino per almeno cinque anni, accettando così quella proposta che lo aveva allettato molto. In fondo, il lavoro con Boris era stato sempre stimolante e segnato da gratificanti collaborazioni internazionali. Insomma, non c’era stato alcun motivo per rifiutare quell’offerta. Però, ogni volta che pensava a quella scelta, un senso di incertezza lo assaliva e non riusciva a capirne il motivo. Assorto in quei pensieri, senza accorgersene, si ritrovò all’ingresso del Pergamonmuseum. Appena mise piede all’interno, nonostante l’avesse ammirato decine di volte, fu colpito dalla monumentalità dell’altare di Pergamo. Ogni volta che guardava quel capolavoro, risalente a prima di Cristo, restava basito. Si fermava all’ingresso della sala per contemplarlo nella sua interezza, poi procedeva lungo il fregio della Gigantomachia, che simboleggia la battaglia degli dei contro i giganti. E sempre, lì davanti, con puntuale ritualità, si chiedeva perché gli “ingegneri” bizantini lo avessero smontato ed usato per costruire un bastione delle mura di difesa. Si rispondeva da solo, poi, chiedendosi se non fosse stata questa scelta a salvarlo. Cioè se proprio il fatto di averlo riadoperato come materiale da costruzione lo avesse fatto giungere fino a noi. Prima di uscire, si diresse alla caffetteria. Si sedette e tirò fuori dalla borsa il libro iniziato la sera prima. Incominciò a leggere: “Fu l’ingegnere tedesco Carl Humann, impegnato a Bergama in un progetto di costruzione di strade, ad indurre i Musei di Berlino a dare l’avvio a scavi regolari, dopo aver visto che sculture e architetture antiche venivano distrutte e trasformate in calce.” Carl Humann e chi distruggeva le sculture guardavano la stessa cosa, ma da prospettive diverse. Pensò, che osservare da vicino, cioè essere parte in causa, può celare le reali conseguenze di un gesto, di una scelta. Invece, Humann guardò da lontano e scorse l’intero disegno. Forse furono proprio il suo interesse culturale e la sua conoscenza che gli fornirono la visione precisa e profonda che in quel momento occorreva. Grazie a lui, l’altare di Pergamo è arrivato a noi. - Buongiorno Gabrielle. - Buongiorno Florentino. Che bello rivederti. Quando sei tornato? - Ieri sera, sul tardi. Come stai? - Bene. E tu? - Bene, mi sono tanto mancate le nostre conversazioni quotidiane. Hai finito di leggere il libro che ti diedi prima di partire? - Si. Molto bello. Mina Settembre è un personaggio davvero interessante. Ma ora raccontami. Sei stato al Pergamonmuseum? - Sì, ci sono stato. È incredibile, in un solo colpo puoi ammirare la porta di Ishtar, quella di Mileto e la stanza di Aleppo. Ogni volta che sono a Berlino, vado a visitarlo. - Lo so che sei molto legato a quella città e a quel museo. - Il museo possiede anche una collezione di opere dell’arte libraria islamica. Preziosi esemplari del Corano, opere calligrafiche e importanti miniature persiane, turche ed indiane. - Per te che ami i libri, sarà stato bellissimo ammirare tutto questo. - È un luogo che mi affascina e devo confessarti che spesso ne sento saudade. - Ne senti saudade, cosa vuol dire? - Il termine saudade, in italiano, spesso viene tradotto con nostalgia. Ma la saudade è un sentimento molto più ricco. Si può provare saudade per una persona, un luogo o una cosa. Può essere la lontananza dalla propria terra, il dispiacere per un momento di vita finito, la perdita di un vero amico. - Ma sono tutte cose tristi. Tu hai detto che il Pergamon ti affascina. - Certo. Si prova saudade anche per il ricordo di una cosa bella. La saudade è un senso di vuoto, che riguarda solo il presente, né il passato e né il futuro. Una mia cara amica brasiliana pensa che si possa sentire saudade anche di cose che non si sono ancora viste o provate. Ad esempio, una persona che non è mai andata al mare, può provare saudade per il mare che non ha mai visto. Gilberto Gil, in una sua canzone, dice che ogni saudade è la presenza dell’assenza. - Caspita! La presenza dell’assenza. Le nostre conversazioni diventano sempre più interessanti. Ma ora preparo due Duo Caffè. Offro io, non vieni al bar da 35 giorni. Lei gli porse la tazza e poi prese la sua. Bevvero il caffè e lei chiese. - Come ti sembra? - Complimenti. Sei bravissima. Molto buono. - Grazie. - Grazie a te. Ora vado, altrimenti faccio tardi al lavoro. Ciao a domani. - Aspetta un attimo. Lui era quasi arrivato alla porta. Si voltò, fece due passi verso il bancone, si fermò e la guardò. Ci furono alcuni secondi di silenzio e poi lei disse. - Credo di aver provato anch’io la presenza di un’assenza. - Davvero? Quando? Lei non rispose. Florentino le sorrise ed incrociò i suoi fieri occhi. Fece un cenno con la mano e la salutò. - Ciao Gabrielle. A domani. Si incamminò lentamente. Una leggera pioggia gli ricordò che fra circa sei mesi si sarebbe trasferito in Germania. Un morso allo stomaco lo prese e in quell’istante capì come si potesse sentire saudade del mare senza averlo mai visto. [1]Gilberto Gil. Brano tratto dalla canzone Toda Saudade. [2] PergamonMuseum. Collezione di antichità classiche. Museo del vicino Oriente antico. Museo di arte islamica. Prestel.

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