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Museo Poldi Pezzoli
Elena De Giglio
30 Novembre 2019
"In visita al museo"
IN VISITA AL MUSEO Laura e Francesca sono molto diverse, ma forse proprio per questo la loro amicizia da oltre vent’anni. Entrambe appena laureate, hanno fatto scelte diverse. Eppure capita che si ritrovino per raccontarsi gli ultimi pettegolezzi delle loro vite di giovani donne e per coltivare la passione comune per l’arte. E allora, dopo un pranzetto con chiacchiere in centro e un po’ di irrinunciabile shopping, perché non perdersi nelle sale della casa museo Museo Poldi Pezzoli, prendersi una pausa dal mondo là fuori e calarsi nella bella vita dell’Ottocento milanese? FRANCESCA (davanti ad “Autoritratto con leone e tigre in gabbia” di Francesco Hayez): Ma sai che il Romanticismo dev’esser stato un momento bellissimo per la nostra città? Mi ha sempre attratta quella visione del mondo con passioni e sentimenti valorizzati in tutte le loro forme. LAURA: Hai ragione. (indicando il quadro): Guarda: di fronte a te c’è proprio uno dei maggiori esponenti di questo movimento. FRANCESCA: E’ Hayez? LAURA: Esatto! Con Pelagio Palagi e Giuseppe Molteni. Hayez: l’autore del “Bacio”, ne avrai sentito parlare! FRANCESCA: Certo, chi non lo conosce? (Entrano in scena Pelagio Palagi, Giuseppe Molteni e Francesco Hayez) PELAGIO (rivolgendosi ad Hayez, sarcastico): Eh già, ti ricordi, Francesco, che successone hai avuto con quel dipinto? Addirittura tre copie te ne hanno commissionate! Quel tuo “manifesto degli ideali risorgimentali”……. Converrai però, ora che sono passati gli anni, che è stato sopravvalutato: in fin dei conti si vedono soltanto due innamorati che si baciano. FRANCESCO (ridendo): Su Pelagio, la tua è solo invidia! GIUSEPPE (ai due amici): per non parlare della fama che Francesco ha ottenuto con i suoi autoritratti. Peccato che qui ci siano i suoi lavori e non i miei. PELAGIO: Non lamentarti, Giuseppe: non puoi non sapere che il tuo “Ritratto di Anna Pallavicino Trivulzio” è esposto spesso: i collezionisti privati che hanno la fortuna di averlo sono fieri di concederlo al pubblico quando se ne presenti l’occasione per una mostra. GIUSEPPE: Si è vero, hai ragione! Non ce la faccio proprio a non dare voce alla mia invidia, ma non nego l’orgoglio di aggirarmi in queste sale e trovarvi anche il mio ritratto “Giangiacomo Poldi Pezzoli bambino”. Certo, sempre meno famoso dei ritratti di Francesco….. (Le due amiche continuano intanto la loro visita, senza accorgersi dei tre artisti) LAURA (sempre davanti ad “Autoritratto con leone e tigre in gabbia”): Ma secondo te Hayez cosa voleva trasmetterci con quest’opera, della quale- detto tra di noi- conosciamo ben poco? FRANCESCA: Sarebbe bello poterglielo chiedere! FRANCESCO: eccomi qui, care signore. Ve lo posso raccontare: in quel periodo passava per Milano un circo. In una delle sue gabbie c’erano anche una tigre e un leone. Animali esotici: non che se ne vedessero comunemente in città! Le due bestie convivevano pacificamente e io decisi di ritrarle aggiungendo anche il mio volto. Come li chiamate voi oggi? Selfie? Ecco, signore mie, volevo immortalarmi: potete considerare questo mio gioco un antenato dei vostri selfie. E voi magari adesso ve ne farete uno davanti alla mia tela. LAURA (incredula): Franci, ma hai visto quest’uomo? Chi è? E i due che stanno con lui? FRANCESCA: Non saprei, non li conosco…Chi sono? LAURA: Ma sono Hayez, Palagi e Molteni in carne ed ossa! Proprio loro. Redivivi? Materializzati dai nostri discorsi? Fantasmi della casa museo? FRANCESCA: Mio Dio, non ci posso credere! Sarà la fama ad averli resi eterni. In ogni caso non possiamo farci sfuggire l’occasione ghiotta di averli come guide. Dai, non aver paura, avviciniamoli! FRANCESCO: Buonasera, mie belle signore…. Siamo proprio noi, e accompagnarvi per queste sale sarebbe per noi un piacere e un onore. FRANCESCA: Cosa ne dite di guidarci a vedere anche “L’autoritratto in un gruppo di amici” che è esposto poco più in là? PELAGIO: Ma certo, care, andiamo! Mi fa piacere parlarne perché quel dipinto ha una storia. (La scena si sposta davanti al quadro “Autoritratto in un gruppo di amici”) GIUSEPPE: Eccolo! Io sono quello ritratto con la tuba. PELAGIO: Ricordate, amici, che bella giornata era stata? Avevamo brindato a te, Francesco, alla tua guarigione da una lunga malattia di cui forse non hai più voglia di parlare. FRANCESCO: Si, hai ragione: non ricordarmi quel brutto periodo. In questo lavoro ho voluto celebrare l’amicizia, quasi la fratellanza che ci univa. (ridendo) Ricordo anche che tu, Giuseppe, avevi alzato un po’ il gomito quel giorno! GIUSEPPE: Eh, che esagerato!..... Avrò bevuto sì e no cinque bicchierini! LAURA: Sobri o no che foste, Lei, Francesco, è riuscito a trasmettere il messaggio: che bello quel vostro rapporto che ha immortalato! Ma ora torniamo all’ingresso: mi piacerebbe sentirvi parlare del ritratto che Francesco ha dipinto per Gian Giacomo. FRANCESCA: Si! Maestri, fate strada: vi seguiamo. (La scena si sposta davanti al “Ritratto di Gian Giacomo Poldi Pezzoli”) FRANCESCO: Questa tela mi è stata commissionata da Rosina, la madre di Gian Giacomo. Osservate bene i suoi occhi: è su quelli che ho deciso di concentrarmi nel mio lavoro. Volevo che ‘parlassero’. FRANCESCA: Non avevo fatto caso all’intensità del suo sguardo: sembra che ci stia fissando. LAURA: Sono d’accordo, sembra voglia catturare i miei occhi con i suoi… mi fa quasi paura, mi incute soggezione. E mi colpisce anche un altro dettaglio: lo sfondo ed i colori dei vestiti sono scuri, mentre sul volto brilla un riflesso di luce. E’ questo che rende così vivo il suo sguardo? FRANCESCO: Ha colto perfettamente il senso del mio lavoro. Così intendevo dargli vita e la sua reazione mi gratifica…. (pieno di orgoglio) direi che ci sono riuscito. LAURA: (ridendo) Ma allora capisco perché gli altri due maestri sono così invidiosi, signor Hayez! FRANCESCA: Non so ancora da dove siate sbucati, Maestri, ma accompagnandoci ci avete fatto vivere un sogno. FRANCESCO: Il piacere è stato solo nostro! Ci aggiriamo per queste sale ogni volta che qualcuno si appassiona all’arte e alle nostre opere. E’ per questo che vi rivedremo: ne siamo più che certi. E tu Giuseppe, non essere pungente: saluta queste signore…. ti sarai accorto che non hanno smesso un attimo di apprezzare anche te!
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