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Museo archeologico nazionale "Etruschi di frontiera" - Pontecagnano Faiano (Sa)
Annamaria Petolicchio
2 Dicembre 2019
Il Museo che si racconta da sé
Mi chiedo se stia scontando l’anatema che i Romani lanciarono all’antica Picentia, rea di essersi schierata con Annibale, o di avere la sfortuna di ergermi in una terra particolarmente ricca di reperti e di storia, ingabbiato tra la celeberrima Pompei e i maestosi templi di Paestum. Sono ancora poco conosciuto, eppure vi garantisco che custodisco reperti unici e testimonianze mirabili. Mi presento: sono il Museo Archeologico Nazionale “Etruschi di Frontiera”. La mia attuale residenza, questo moderno edificio che mi ospita, è stata inaugurata nel 2007 ed edificata appositamente per accogliere le straordinarie testimonianze archeologiche dell’insediamento sviluppatosi, a partire dal IX secolo a.C., nell’area dell’attuale città di Pontecagnano Faiano, in provincia di Salerno. Al mio interno, come in una fiaba, è narrata una storia che, partendo dall’insediamento etrusco-villanoviano, giunge fino alla fondazione romana di Picentia, avvenuta nel 268 a.C. Un percorso cronologico e tematico che si snoda attraverso sei aree: la Preistoria; la prima età del Ferro; la città dei principi; la città arcaica; età classica ed ellenistica; età romana. I reperti che custodisco provengono da più di 9000 tombe, scavate a partire dagli anni Settanta del Novecento. Vorrei illustrarvi ogni singola vetrina, ogni testimonianza che documenta la ricchezza di scambi e il prestigio delle popolazioni che abitavano questa terra, ma perché mai privarvi dello stupore della scoperta quando verrete a farmi visita? Come dite? Non mi credete? Volete almeno una prova che io stia dicendo il vero e non vi stia irretendo con false promesse? Bene. Seguitemi, di corsa fino alle vetrine 12 e 13. Lo vedete quel magnifico calderone? Conteneva le ossa di un principe, scarnificate o inumate, poi riesumate e lì deposte. Si tratta di un guerriero, proprietario di cavalli, accompagnato nella tomba da una bardatura equina in lamina di bronzo con decorazione a sbalzo. Non sono bugiardo. Questa maschera equina, che potete ammirare nella vetrina 13, è unica nel suo genere. Costituita da due metà simmetriche unite da una cerniera centrale, proteggeva integralmente la testa del cavallo, lasciando libera la zona degli occhi e imitando l’articolazione delle narici tramite una serie di costolature. Potete notare che è impreziosita da scene ispirate al mondo della caccia: su una metà potete osservare un arciere che tende l’arma contro un leone che sta per assalire una capra, sull’altra due cinghiali e un cervo. Ora devo andare, ci sono dei visitatori da accogliere. Prima di congedarmi, vorrei suggerirvi di non lasciarvi sfuggire le numerose iscrizioni in lingua etrusca, attestate a partire dalla metà del VII secolo, incise su vasi provenienti sia dai santuari che dai corredi funebri (vetrina 21) e i vasi decorati dal Pittore del Lupo Cattivo, così chiamato per l’originalità nella resa dei soggetti e nell’interpretazione di schemi iconografici diffusi nelle coeve produzioni sub-orientalizzanti. Qui al centro, vedete, sono state riprodotte due sepolture principesche, con i preziosi corredi posizionati proprio come sono stati rinvenuti al momento dello scavo. Vorrei parlarvi ancora dei preziosi monili, degli argenti, degli scarabei, degli ex voto, delle monete, delle statuette, delle ar…Eccomi, arrivo! Perdonatemi, ora devo proprio lasciarvi, ma non prima di ricordarvi che sono pronto ad accogliervi e a coinvolgervi, aiutato anche da un apparato didattico chiaro ed immediato con traduzioni in inglese e supportato da ricostruzioni ambientali. Pronti per il tour?
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