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Van Gogh Museum
Fabio Lullia
2 Dicembre 2019
La mia sindrome di Stendhal
Amsterdam è da sempre una delle mie città preferite. Al mondo. La gente, i costumi locali, l’architettura, i battelli, la cultura. Il Giorno della Regina, i canali talmente numerosi da conquistare, per Amsterdam, l’appellativo di Venezia del Nord. Le biciclette che sfrecciano sulle ciclabili. I profumatissimi sandwich con le aringhe e i chiodi di garofano. La casa di Anna Frank, visitata ad ogni occasione. E poi, il museo di Van Gogh oltre 200 dipinti ed una miriade di disegni pittore olandese; una collezione permanente e un susseguirsi di mostre temporanee. Ogni visita è una prima volta. Il ramo di mandorlo col suo cielo di un turchese che evoca ricordi d’infanzia. La camera di Vincent, sghemba e irresistibile. Ad ogni angolo una (ri)scoperta. La casa gialla e gli autoritratti. La sensazione forte di ripercorrere la vita di Van Gogh, nelle sue evoluzioni e nelle sue derive. I mangiatori di patate, un maglio nello stomaco. Le mostre temporanee. Ho visitato tante volte il museo di Van Gogh ed il quadro che mi ha in qualche modo segnato non è del pittore olandese. E’ di Jean-Léon Gérôme, si chiama Consummatum Est. Rappresenta la valle del Golgota, al tramonto. Sul suolo, in primo piano, le ombre dei tre crocefissi proiettate dagli ultimi bagliori del sole. In lontananza centurioni e semplici spettatori hanno già ripreso la via di casa. Due centurioni si attardano facendo il saluto romano in direzione dei 3 moribondi. Lo guardo. Immobile. Profondamente concentrato. La sindrome di Stendhal si definisce, dice Wikipedia, come un'affezione psicosomatica che provoca tachicardia, capogiri, vertigini, confusione e allucinazioni in soggetti messi al cospetto di opere d'arte di straordinaria bellezza. Non ricordo tachicardia, né confusione o vertigini. Ricordo il rumore leggero del vento che soffiava attraverso la valle. Ricordo lo scalpiccio lontano degli zoccoli dei cavalli sul selciato. Ricordo il ritmo dei passi dei centurioni. La folla si allontanava. In movimento. Come in un cartone animato di eccellente fattura. Le croci erano sempre più sole. Saranno trascorsi 5 minuti. O forse mezz’ora. Non lo so. Però lo ricordo bene. Dovrei cercarlo, quel quadro. Scoprire dove sia finito, adesso. Cercare le stesse sensazioni. Scoprire un nuovo museo.
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