Crescere con i librai

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pregiudizio
Valentina Mogetta
Tra le righe
Roma - RM
16 Settembre 2017
consiglio:
CAROL RIFKA BRUNT, PROMETTIMI CHE CI SARAI
Un libro con foglie d'acero e ragazzine in copertina, e con una "promessa di esserci" nel titolo, crea un po' di diffidenza nei lettori più esigenti. Ma se si superano i pregiudizi (e il libro, con molta grazia, ne scardina diversi), si sbircia il titolo originale (Them the wolves i'm home) e si iniziano a leggere le prime righe, si intuisce che siamo di fronte ad un bel libro, un gran bel libro. June, una quattordicenne degli anni '80, ma anche di quelle come oggi ce ne sono tante, che per natura e non per scelta non sono propriamente nipotine delle Winx, ci dà modo di esplorare tanti mondi. Il suo prima di tutto, fatto di fughe nel bosco, nel Medioevo, nel Requiem di Mozart; quello di Greta, sua sorella, fatta di un perfezionismo pesante che la rende infelice; quella dei genitori, una madre piena di risentimento e rimpianti e un padre in parte rassegnato e in parte impegnato a cercare di rendere felici le donne di casa, e poi il mondo di Finn, lo zio pittore gay e meraviglioso, destinato ad una fine tragica ma non per questo domo, in fondo felice, fino alla fine, e per ultimo Toby, il compagno dello zio, talentuoso e disordinato, indifeso ma pronto a tutto. E all'interno di questi mondi si muovono i sentimenti universali, primo fra tutti l'amore, quello "sbagliato, imbarazzante", e forse per questo così totalizzante. Che bello questo libro dove nessuno è perfetto, dove chi pensa di dare il meglio in fondo ne è molto lontano, mentre invece chi da senza pensarci arriva dritto al cuore delle cose, delle situazioni e delle persone. Bello questo libro dove si combatte il pregiudizio, dove anzi si va oltre, perché i sentimenti non hanno sesso e non hanno età, nascono solo dall'incontro di sguardi affini sul mondo, un libro dove le lontananze possono essere colmate, gli spazi bui essere illuminati, dove ci si può perdonare ed essere perdonati.
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