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Matthew Baker

Le prime pagine di ciascun racconto di "Perchè l'America"

Racconti toccanti, spiazzanti e ironici. Distopie alla Black Mirror che sembrano realtà. In tanti ci avete chiesto del nuovo libro di Matthew Baker e per rispondere alle vostre curiosità abbiamo pensato di farvi leggere le prime due pagine di ciascun brano di Perché l’America.  
Uno sguardo che scruta nelle emozioni, nelle paure, nei dubbi degli individui che fronteggiano le sorprese e le scelte della vita.

 

Parole in guerra
Due fratelli, due cittadini consapevoli, di cultura, delicati nelle azioni e nei pensieri. Finché “Nate Vanderveen”, un ragazzino asociale, comincia a bullizzare la loro nipotina innescando in loro il desiderio di vendetta. Ma la vita non è così semplice. 
     

«Ho lavorato per più di vent’anni come lessicografo. A differenza di tanti lessicografi, il mio compito non è scrivere definizioni di parole esistenti, né di rivedere le definizioni già scritte da altri. Il mio compito, piuttosto, è di scrivere quelle che nel mio ramo sono conosciute come “parole miraggio” parole inventate con definizioni inventate».

«È irrilevante cos’abbia fatto questo “Nate”, irrilevante cos’altro potrebbe fare questo “Nate”. Non riusciamo più a pensarlo come un nemico, un kimlee, riusciamo a pensarlo solo come qualcuno con il suo malcuore. Non è più solo un “Nate”, ma un ragazzo normale che avrebbe davvero patito se gli avessimo fatto qualcosa. Siamo uomini che nel diciottesimo secolo sarebbero stati definiti inidonei, patetici, smidollati, uomini che nel ventunesimo secolo vengono ancora chiamati così. Non siamo riusciti a difendere la nostra nipotina dal male. Non siamo riusciti nemmeno a difendere quel male da altro male».

 

Riti
Anziani che organizzano “spontaneamente” la propria morte, un rito doloroso per non essere di peso alla società.

«Quella fu la sera in cui impararono, le figlie di Zack, che c’era una differenza, una differenza notevole, tra i riti e altre morti. Perché, con i riti, potevi prepararti. Perché, con i riti, sapevi che la persona era pronta. Perché, con i riti, potevi dire addio».

 

La transizione 
In un mondo totalmente fluido, un ragazzo che dichiara alla famiglia di voler rinunciare al proprio corpo e trasferire se stesso nel server di un computer, lasciando alla madre il dovere di creare una nuova dimensione dell’amore filiale.

«Non sono fatto per avere un corpo» disse Mason.
Abbassò il capo.
«L’ho sempre saputo», aggiunse.

 

Ergastolo 
Wash sa di avere una moglie, due figli, un cane. Ma non sa più chi è, non ricorda più nessun episodio accaduto della sua vita passata. La memoria semantica è  intatta, la memoria episodica, invece, è stata completamente cancellata, ha commesso un crimine efferato e il reinserimento nella società prevede la rimozione di qualsiasi ricordo del passato. Ma il presente, privo dei fatti del passato, comincia ad apparirgli sempre più in bilico.

«È una persona diversa adesso? Si è messo a diventare una persona nuova? Oppure ha la stessa anima, una natura congenita, una personalità innata, che prima o poi salterà fuori?»

 

Giornataccia a Utopia
Anche il peggiore dei giorni sotto il matriarcato, le aveva detto la nonna, era meglio del giorno più bello mai vissuto sotto il patriarcato.  

«Lo scopo primario dell’impianto ovviamente era quello di salvaguardia: un modo per prevenire l’estinzione della razza umana nel caso in cui la civiltà collassasse e la fertilizzazione artificiale venisse resa impossibile dallo schianto di un asteroide o da una tempesta elettromagnetica. Gli uomini creati per il serraglio erano banche del seme in carne e ossa. Macchinari inutili che sarebbero serviti soltanto in caso di emergenza. Come le lanterne a olio di cui nessuno sente il bisogno se non quando la corrente elettrica è andata via e le pile nelle torce sono scariche. Non ci pensava quasi mai, però, visto che era un’eventualità remota. Per lei lo scopo primario dell’impianto era di fornire alle donne la possibilità di fare sesso con gli uomini. Le sue amiche etero preferivano fare sesso con i robot perché fare sesso con gli uomini era molto più costoso, ma per lei non era un problema spendere qualche soldo in più».

 

Testimonianza di Sua Maestà 
Un mondo in cui lo stigma colpisce l’accumulo, il consumismo, la spesa inutile. Nel quale cambiare non voleva dire comprare meno cose, ma darle via. Una società in cui la proporzione tra gli averi pro capite, per essere sana, deve essere 100:1, in cui la misurazione della società non era possedere tanto, ma poco.  

«L’idea diffusa era che le famiglie come la nostra fossero affette da un appetito degli occhi, che semplicemente riempissimo ogni angolo di casa di cose da guardare. Eppure la mia famiglia, se non una contraddizione alla regola, conteneva almeno un’eccezione: mia madre era cieca».

«Non eravamo senza coscienza. E non eravamo digiuni di economia. Dopo aver portato a casa i sacchetti e aver rovesciato sul letto un mucchio di cose inutili, mi sentivo in preda alla nausea. Un vero vomito dovuto al disgusto. Tutti quanti ce l’avevamo. Capivamo che in una società dove a molte persone mancava ancora il minimo indispensabile, vivere come noi era semplicemente ripugnante. Perfino barbaro. Ma il nostro bisogno di consumare – di possedere nuovi oggetti, qualcosa, qualsiasi cosa – era insaziabile. Era più forte di noi».

 

Lo sponsor
Le disavventure di una giovane coppia che cerca disperatamente uno sponsor per riuscire a pagare le spese del proprio matrimonio, in una società in cui tutto è sponsorizzato, persino l’università di Harvard o la Casa Bianca. E non gli resta che giocare l’ultima carta.

«Tra le fotografie, i fuochi d’artificio, le ballerine e tutti i taxi garantiti, solo per coprire i costi dell’accoglienza avremo bisogno di...».
«I soldi degli invitati».
«Eh?».
«Stipendio medio?».
«Ah, novantaseimila e cinquanta».
Paige e Katie si avvicinano, borbottano qualcosa, poi annuiscono e quindi si girano di nuovo verso di noi con un sorriso.
«Scusate, ma per noi così non va bene».

 

Un’unica grande famiglia felice
In una società in cui vige l’ “affidamento universale”, in cui sono messi al mondo figli che vengono subito strappati via, una madre lotta per tenere con sé il bambino.

«Sono nato fuori dal sistema», disse Quinn. «Sono cresciuto in una fattoria dell’Alaska rurale. Forno a legna, acqua con la pompa, senza luce o gas. I miei genitori erano brava gente, onesta, e lavoravano duro, ma non molto illuminati. Avevo una decina di fratelli e sorelle. Ogni volta che un aereo passava sopra la fattoria dovevamo nasconderci nel fienile per non farci vedere. Non so nemmeno descrivere quant’era solitaria la vita per tutti noi, in confronto a chi è cresciuto nel sistema, e che educazione povera abbiamo ricevuto lì. I miei genitori erano no-vax. Nessuno di noi è stato mai vaccinato per alcunché. Epatite, meningite, tetano, rosolia, polio, orecchioni, niente. Nemmeno i miei genitori. Anche i miei nonni erano no-vax».

 

Apparizione
L’odio razziale diventa legge, ci siamo noi e ci sono gli Indesiderati.

«Come il mio amico, erano in molti a credere che gli Indesiderati fossero degli alieni migrati da qualche altro pianeta, come se fossero partiti in vacanza. Altri, come il nostro autista di pullman, pensava che gli Indesiderati venissero da un universo parallelo del nostro multiverso, che fossero stati in qualche modo prelevati dal loro mondo e trasportati sul nostro. Altri ancora credevano che l’inferno fosse strapieno e che gli Indesiderati fossero demoni in esubero, secondo altri era il paradiso a essere strapieno e gli Indesiderati erano angeli in esubero. Ma io anche allora sapevo già qual era la verità sugli Indesiderati. Non sono altro che persone».

 

Anime perse 
Bambini che nascono perfettamente sani, ma “vuoti”. La scienza non è in grado di spiegare quello che sta succedendo. Il dilemma tra vita, morte e reincarnazione, tra anima e corpo, tra epidemia colposa e castigo soprannaturale.

«Naomi era una scientista. Credeva nella logica. Credeva nei dati. E per questo il fenomeno la faceva inorridire. Non aveva mai vissuto fino ad allora un’epidemia che la medicina moderna non fosse stata in grado di spiegare. La maggior parte dei ricercatori portava avanti degli studi partendo dall’assunto che il fenomeno fosse causato da un’infezione, forse generata da un virus nuovo o da un batterio mutante, eppure perfino gli scienziati che promuovevano queste teorie ammettevano che si trattava di teorie fallaci, perché i bambini colpiti non mostravano i sintomi classici di un’infezione virale o batterica, per non parlare del fatto che un virus o un batterio avrebbe dovuto avere un’origine, un sistema di diffusione, mentre il fenomeno si era manifestato in contemporanea in tutto il mondo».

 

La tournée

Una donna misteriosa e un uomo in cerca se stesso in un mondo in cui la prostituzione è la più grande delle manifestazioni artistiche.

«Le bodyguard fecero una scansione alla filigrana elettronica dei documenti medici, e poi gli fecero firmare una liberatoria, che era cosa classica, e un accordo di riservatezza, che invece non lo era. Gli veniva vietato, tra le altre cose, di scattare foto, di registrare un video con lei, di fare uno schizzo o un dipinto o qualsiasi altra rappresentazione visiva di lei a memoria, e di parlare mai di lei in pubblico o in privato, sia a voce che per iscritto».

 

Perché l’America

Una piccola cittadina degli Stati Uniti  sceglie di diventare una nazione dentro una nazione. Il suo nome sarà America. 

«E per quanto non avessimo ripensamenti sulla secessione, non ci vergognavamo nemmeno delle nostre origini. In effetti sentivamo una grande nostalgia verso la nostra patria. Per cui, in memoria del nostro Paese di un tempo, ecco come abbiamo deciso di ribattezzare la nostra nuova nazione: America».

 

Da leggere al contrario

Un viaggio nel tempo, una dimensione parallela in cui presente, passato e futuro sono relativi. A ritroso, fino alla data più drammatica e difficile della recente storia occidentale.

«Se la forma di tutte le cose fosse una costante – se tutto il tempo fosse già esistito e noi semplicemente non potessimo vederlo – allora non esisterebbe il rapporto di causa/effetto. Oppure se esistesse, esisterebbe in ambo le direzioni. Ogni evento sarebbe come una cuspide sulla superficie della scultura, generando una pendenza su ambo i lati. Ogni "causa" avrebbe ripercussioni di "effetti" verso tutte e due le estremità del tempo».