Il candeliere a sette fiamme
2005
La memoria n. 655
256 pagine
EAN 9788838920646
2ª edizione
Formato e-book: epub
Protezione e-book: acs4
6,99 euro

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Il candeliere a sette fiamme

1930. Da un cadavere in un albergaccio di Milano, le fila di un intrigo internazionale. Le segue De Vincenzi, il primo commissario del giallo di scuola italiana, tra questione ebraica nascente, ambienti tenebrosi e trasformisti.

Oltre la presa tipica dell'intrigo poliziesco, questo romanzo del padre nobile del giallo italiano può attrarre anche per un curioso interesse storico. Può servire da esempio per illustrare la politica del fascismo verso la narrativa criminale; politica che imponeva per i protagonisti negativi nomi stranieri e ambienti bizzarri e inusuali. De Angelis, il quale nel 1944 fu ucciso dall'aggressione violenta di un fascista, scrisse i suoi romanzi nel Ventennio e, senza in nulla essere un entusiasta - anzi, dal commissario De Vincenzi, il detective da lui creato, irradia un pessimismo poco conforme - non sfugge alle regole. Così il Candeliere a sette fiamme inizia con la scoperta di un cadavere di incerta nazionalità, sventrato in uno squallido alberguccio di Milano, ma porta il commissario De Vincenzi ad attraversare il Mediterraneo nel seguito dell'inchiesta, che rapidamente volge in un'avventura di spionaggio implicante l'appena nata questione palestinese, con sprazzi tenebrosi e quasi gotici (come già il titolo fa presagire). Naturalmente, tranne De Vincenzi e il suo aiutante, i personaggi sono appunto tutti stranieri e assai bizzarri: un uomo ragno, un tipetto di inglesina, tedeschi-arabi, e una organizzazione di ebrei. E - seconda curiosità storica e non meno importante - gli ebrei, se pur descritti fisicamente un paio di volte secondo lo stereotipo all'epoca imperante, al contrario di questo, moralmente sono gli eroi positivi, e De Vincenzi sta visibilmente (e malinconicamente) dalla loro parte. A riprova di quanto diceva Chesterton, che il romanzo poliziesco «si basa sul fatto che la moralità è il più oscuro e ardito dei complotti».

Augusto De Angelis, nato a Roma nel 1888, incarcerato per antifascismo nel 1943, e morto a Bellagio nel 1944 per le percosse subite in un’aggressione fascista. Il commissario De Vincenzi fu portato in televisione negli anni Settanta del Novecento da Paolo Stoppa per una serie di sceneggiati. È protagonista di quindici romanzi scritti tra il 1935 e il 1942 di cui questa casa editrice ha già pubblicato: Il mistero delle tre orchidee (2002), L’Albergo delle Tre Rose (2002), Il mistero di Cinecittà (2003), La barchetta di cristallo (2004), Il candeliere a sette fiamme (2005), L’impronta del gatto (2007), Giobbe Tuama & C. (2008), Il banchiere assassinato (2009), Sei donne e un libro (2010) e Il canotto insanguinato (2014). Tre romanzi della serie sono stati anche riuniti nella collana «Galleria» col titolo Il commissario De Vincenzi.

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